mercoledì 23 maggio 2007

In viaggio verso la terra del Diamante

5 Maggio

"...durante questo viaggio ho raramente sperimentato la sensazione della solitudine. Il mondo che mi circonda e` troppo diverso dal mio e troppo stimolante per annoiarmi realmente. In effetti un viaggio in India nulla ha a che vedere con un viaggio in Europa. Ci si sente avvolti da un`insieme di impressioni diverse e talvolta schiaccianti, si ha spesso l`impressione di vivere una fiaba scritta apposta per noi da qualcun altro. A volte puo` essere difficile e faticoso, a volte si puo` maledire il giorno in cui abbiamo deciso di abbandonare una dimora e una situazione stabile, confortante; ma difficilmente ci si sente davvero soli, o per lo meno questa e` la mia esperienza...fino ad oggi. In questi due mesi di viaggio sono stato in molti posti differenti, dalle aride pianure desertiche dell`India centrale fino alle vette himalayane del Nepal e due mesi mi sono sembrati sei. Cio` che a volte mi spinge a cercare un internet point e a sedermi davanti allo schermo di un computer connettendomi nella speranza che non vada via la luce non e` tanto un sentimento di solitudine ma piuttosto la curiosita` di sapere se anche a casa le cose sono cambiate con la stessa velocita` con cui cambia la vita di chi viaggia, ed e` rassicurante sapere che quando tornero` ci saranno sempre le stesse faccie a salutarmi e che in fondo c`e` sempre un luogo accogliente, che non cambia, che rimane sempre uguale, che conosciamo benissimo e sul quale possiamo fare affidamento. Sapendo questo viaggiare ha ovviamente un sapore del tutto diverso da chi viaggia per necessita`, da chi, esule, e` costretto a spostarsi da un posto a un altro senza la rassicurante idea di una casa accogliente, di un rifugio sicuro e indistruttibile. E siamo cosi` abituati a quest`idea che la diamo per scontata, diamo per scontati i parenti, gli amici, i luoghi, diamo per scontato il fatto che al ritorno li ritroveremo. Diamo per scontata l`idea di casa e ci affidiamo ad essa come se non dovesse mai crollare.
Ma a volte non e` cosi`. E rendersi conto che anche quella che chiamiamo casa in fondo e` solo di passaggio fa uno strano effetto specialmente se lo scopriamo in viaggio.

...Ho ricevuto la notizia a Kathmandu e improvvisamente 7000 kilometri di distanza mi sono drammaticamente crollati sulle spalle. Avrei voluto tornare e per la prima volta mi sono sentito solo e impotente e lontano da 'casa', lontano dalle persone la cui presenza avevo dato per scontata, e non lo rivedro` mai piu`... tre giorni prima di partire ero andato a trovarlo, ma quando me ne sono andato dormiva gia`; non ho potuto nemmeno dirgli ciao. L`ho lasciato che dormiva.
Mi chiedo se veramente gli ho detto tutto quello che gli dovevo dire quando ne avevo la possibilita` e quante volte invece ho rimandato qualche momento importante dando per scontato il fatto che lo avrei rivisto, che tutti siamo per sempre, che il nostro ambiente familiare e` per sempre, che tanto quando torno ti rivedo e invece no non e` cosi`. E questo mi rode. Parecchio.
Kathmandu e` diventata piccola e tra due giorni tornero` in India. Non voglio stare fermo voglio muovermi il piu` possibile.
A questo punto potrei facilmente cadere nella retorica e dire che `la vita e` un fiume che scorre' che 'nulla e` per sempre' e via dicendo ma dal momento che questo non e` un libro di Paulo Cohelo (si scrive cosi`?) ma il mio frammentario diario di un viaggio in Asia citero` una frase che ho letto in India, nella Moschea di Fatehpur Sikri. La frase e` tratta dal Corano e recita:

" Disse Gesu` Figlio di Maria (che la pace sia con lui): il mondo e` un ponte; attraversalo, ma non costruirvi sopra una casa. Colui che spera per un`ora puo` ben sperare per l`eternita`; il mondo e` un`ora; trascorrilo in preghiera perche` il resto e` invisibile."

Addio Marco buon viaggio.




13 Maggio

"...Sono tornato in India da ormai cinque giorni. Attraversare il confine e` stata un`avventura. C`erano stati dei problemi con i terroristi alle ultime elezioni dell`Uttar Pradesh, e quindi le elezioni che mi avevano bloccato per tre giorni nel Madhia Predash sono state rimandate ai primi di maggio, ossia esattamente quando mi sono ritrovato al confine. La linea del governo indiano era: "Che nessuno oltrepassi il confine." Non avevo pero` nessuna intenzione di rimanere bloccato in Nepal e insistetti col doganiere cercando di convincerlo che non potevo essere un terrorista e che avevo l`aereo in partenza da New Delhi per tornare in Italia. Fortunatamente avevo gia` acquistato il biglietto del treno ed infine mi fece passare. Il momento fu interessante.
Fui l`unico al quale fu concesso di oltrepassare i polverosi 20 metri che rappresentavano il confine India Nepal. Da ambo i lati una massa di indiani e nepalesi mi guardavano con invidia e odio. Il silenzio regnava sovrano. Mostrai i documenti alle guardie le quali cercarono di leggerli senza mollare i mitra che tenevano in mano. Pensai che magari gli partiva un colpo anche se quasi certamente avevano la sicura. Inspiegabilmente fui preso in questo momento di tensione e silenzio, dalla risarella.

La sera stessa alla stazione di Gorakhpur nell`Uttar Pradesh il mio treno tardo` di 20 ore, al termine delle quali, dopo aver dormito alla stazione salii sulla carrozza salutato da una ventina di indiani che avevo conosciuto nottetempo. La mia destinazione era Amritsar, la citta` del tempio d`oro nel Punjab, la 'Mecca' della religione Sikh. Il treno si avvio` lentamente verso nord. Mi aspettavano piu` di 24 ore di viaggio..."

I giorni successivi ho viaggiato facendo brevi soste nei due stati dell`Haryana e del Punjab. Il mio umore ancora nero e istabile a causa di notizie ricevute da casa mi rendeva poco comunicativo e abbastanza chiuso. La terra dei Sikh mi ha lasciato una buona impressione. In un certo senso non mi sono sentito in Inida ma in un mondo a parte. Poche vacche per le strade, pochi mendicanti, tutto piu` funzionale. Ho dormito prevalentemente nei dormitori delle stazioni nelle quali mi fermavo e non ho fatto soste piu` lunghe di un giorno. Sono arrivato al confine con il Pakistan dove ho assistito ad una strana cerimonia. Credo che ci siano molte false idee influenzate dai media sul rapporto tra pakistani ed indiani, due popolazioni molto simili e vicine culturalmente e linguisticamente, divise solamente da politica e religione. L`atmosfera che ho respirato al confine era in effetti molto solidale e credo che il problema principale sia il terrorismo, ripudiato dal governo pakistano.
"I terroristi non hanno religione" Mi dice un vecchio musulmano residente in India. " E` ora di finirla con i litigi e con le guerre sante" Mi chiedo se tutti la pensino come lui.
Ad Amritsar passo una notte dormendo nel tempio d`oro dove ricevo vitto e alloggio gratuito, altra prova dell`efficenza sikh. La religione sikh, piuttosto giovane, simboleggia il tentativo di unione tra induismo e islamismo; forse povera dal punto di vista mistico la filosofia religiosa sikh si focalizza piu` sul lato sociale della vita, ed in questo si rivela molto moderna, proponendo una societa` libera da caste, dove la donna ha gli stessi diritti dell`uomo e dove il singolo e` incoraggiato verso una vita attiva ed un guadagno onesto di denaro (e qui tiro un sospiro di sollievo, niente truffe a danno dei turisti), e ad una apertura e rispetto verso tutte le altre religioni e razze.
Il luogo sacro per eccellenza dei sikh e` il tempio d`oro di Amritsar dove i sacerdoti recitano incessantemente i versi dell`Adi Granth, il libro sacro sikh. La recitazione e` simile ad un ipnotico canto e non cessa mai giorno e notte da circa trecento anni..."




14 Maggio

"...Siedo nella carrozza di uno dei treni piu` vecchi del subcontinente indiano, il treno del vicere`. Vengo da Chandigar, l`ultima citta della pianura dell`Indo in cui ho sostato prima di inoltrarmi di nuovo tra le colline che precedono l`Himalaya. Chandigar e` stata come un tuffo in Europa. La citta` fu infatti interamente progettata negli anni cinquanta da Le Courboiser e sembra in tutto e per tutto una citta` europea. Sento in effetti un po` la mancanza dell`India vera, ma per un giorno e` piacevole camminare per strade asfaltate e vedere case popolari tipiche dell`Europa anni sessanta. Mi imbatto poi in una vera e propria opera d`arte moderna: Un giardino, pieno di sculture, creato per hobby da un`ispettore dei lavori pubblici utilizzando rifiuti urbani. Decido di visitarlo e rimango piacevolmente sorpreso...mi ero aspettato qualcosa di grosso e tetro, qualcosa che denunciasse gli eccessi della societa` industrializzata moderna evidenziando l`orrore della spazzatura che essa crea. Invece mi ritrovo immerso in una specie di piccolo paradiso pieno di verde, di ruscelli e di sculture di animali. Inizialmente rimango un po` deluso ma poi trovo che l`idea sia interessante e molto costruttiva: utilizzare immondizia per creare qualcosa di bellissimo, e in effetti la permanenza in questo giardino che si estende per ben 10 ettari e` davvero piacevole...
...Il treno in cui mi trovo e` stato costruito espressamente per il vicere` inglese nel 1903 e poco e` cambiato da allora. Attraversa lentissimo le colline che precedono l`Himalaya. Ho deciso di recarmi verso la citta` di Dharamsala, luogo dove il Dalai lama e gran parte degli esuli tibetani si sono rifugiati dopo l`occupazione tibetana da parte del governo cinese.
Dharamsala sorge a ridosso dell`Himalaya indiano e per raggiungerla dovro` attraversare le colline dell`Himachal Pradesh, ma non ho fretta. So che queste colline hanno ospitato nelle loro grotte e caverne santoni e mistici buddhisti e tantrici da piu` di 1000 anni. Qui la cultura tibetana si mescola con quella indiana nei piccoli villaggi montani, e la pianura della valle dell`Indo, dove 2300 anni fa Alessandro il Macedone fermo` la sua corsa impaurito dalla stranezza delle popolazioni qui incontrate, e` appena dietro l`angolo. Mi chiedo cosa avesse visto Alessandro in queste colline, come erano le popolazioni da lui incontrate, quanto era diversa la vita qui a quell`epoca. E un`eco di quel mondo perduto e magico lo si sente ancora in queste colline. Specialmente a quest`ora, nel mattino presto, quando il sole risveglia dolcemente colline e foreste. Forse questa parte del viaggio va presa con calma. Ho incontrato moltissimi ragazzi, soprattutto israeliani, che corrono da una parte all`altra dell`India fermandosi in punti strategici e lamentandosi poi che l`India e` turistica. Il fatto e` che i turisti in India si radunano tutti negli stassi punti; e Dharamsala e` uno di questi. Tutti vogliono vedere il Dalai Lama. Forse e` meglio fare una sosta a meta` strada, cosi` per riprendere fiato; apro la mia guida e cerco nella mappa un posto che mi potrebbe piacere per fermarmi, solo un pomeriggio magari...


18 Maggio

Avevo deciso di sostare a Rewalsar solamente un pomeriggio; ho finito per rimanerci quattro giorni. Questo posto ha avuto finora uno splendido effetto su di me, mi ha fatto dimenticare che giorno sia. Sono arrivato nel primo pomeriggio e l`unica cosa che sapevo era che si trattava di un piccolo villaggio sacro raccolto attorno ad un lago; niente di che in fondo. Ma appena arrivato sono stato accolto da un`atmosfera davvero piacevole. Il lago, su cui il cielo e le aguzze colline Himalayane si riflettono, e` circondato da tre monasteri buddhisti, un tempio di Shiva e un Gurudwara sikh. Gli abitanti delle cento case che lo circondano camminano tranquillamente attorno all`acqua increspata gettando cibo ai pesci e mi salutano mentre, seduto sotto un frondoso albero pipal, l`albero sacro piu` venerato nella cultura indu`, passo il tempo senza fare realmente nulla di che chiacchierando con alcuni amici che ho incontrato qui.
Scopro solamente il terzo giorno che Rewalsar e` un luogo importantissimo per il buddhismo e non solo. Dalle acque del lago infatti sarebbe nato, sbocciando da un fiore di loto, il santo Padmasambhawa. Costui e` niente meno che l`eroe che ha portato il buddhismo in Tibet, nonche` lo stregone tantrico piu` potente che le leggende indiane ricordino. Secondo la storia tibetana, Padmasambhawa sarebbe andato in Tibet e, dopo aver ripulito l`Himalaya da tutti i demoni che lo abitavano, avrebbe insegnato al popolo tibetano il cosiddetto 'veicolo del diamante' , la via breve del buddhismo, che utilizza tecniche magiche e segrete per raggiungere l`illuminazione e la liberazione finale del Nirvana.
Mentre ascolto la leggenda dalla bocca di Markus, un tedesco piuttosto particolare che ho incontrato qui osservo il tramonto sulle pacifiche acque leggermente increspate del lago. Dalla collina soprastante un`enorme statua lunga circa 15 metri di Padmasambawa troneggia sul villaggio. Inizialmente l`avevo scambiato per Shiva, col tridente in mano, assiso nella posizione del loto. Dire che questo personaggio e` nato qui, in un posto sperduto tra le montagne asiatiche dove mi sento come a casa, sensazione che non provo da diverso tempo. E rimaniamo a chiacchiera fino a tarda notte, girovagando attorno alle acque del lago, senza paura di essere derubati o aggrediti da qualcuno...ogni tanto qualche monaco tibetano si unisce a noi e per la prima volta entro in contatto con questo popolo. Sembrano molto aperti e sono VERAMENTE accoglienti, a differenza di molti indiani, che lo sono solo per ricavarne del denaro. Vengo a sapere molte cose sulla loro religione e sul loro stile di vita, e soprattutto su quanto, loro e la loro terra, hanno sofferto a causa dell`invasione cinese. Ieri io Markus e Alisa siamo entrati nel salone di uno dei tre templi proprio mentre pregavano. Sedevano in due file, una davanti all`altra recitando mantra creando una melodia gutturale e ipnotica, senza un apparente schema. Credevo che la nostra presenza li avrebbe disturbati...ci siamo seduti da una parte osservandoli e dopo alcuni minuti anziche scacciarci un giovane monaco di circa dieci anni ci ha servito tre tazze di te senza aprir bocca. Siamo rimasti piu` di mezz`ora, ossia fino a che non hanno finito la recitazione dei mantra.
Dopo l`invasione cinese molti di loro, Dalai Lama compreso, si sono rifugiati a Dharamshala, poco piu` a nord di qui...si ho deciso che in fondo vale la pena saperne di piu` sulla cultura tibetana e Dharamshala mi sembra un ottimo punto di partenza. Piu` a nord di Dharamshala c`e` poi il Ladak, l`ultima terra nel mondo dove la cultura tibetana esiste ancora, un regno perso tra le nevi e racchiuso tra le montagne, isolato dal mondo per 10 mesi all`anno a causa del ghiaccio. Tra poco i passi dovrebbero aprire, forse mi rechero` anche li`. I buddhisti la chiamano la terra del Diamante, perche` li` piu` che altrove oggi il veicolo del Diamante, il Vajrayana, ossia il buddhismo tantrico e magico di Padmasambawa, continua a sopravvivere.
Anche se sara` molto difficile dire addio a Rewalsar, credo che sia giunto il momento di ripartire, sostare alcuni giorni a Dharamshala e poi decidere il dafarsi. Sono arrivato in questo posto malaticcio (la solita asma) e me ne vado guarito. E forse e` un bene che ero malato, altrimenti non mi sarei mai fermato qui.
...Ce ne andiamo a sera inoltrata. La mia prossima sosta sara il villaggio di Mandi, da secoli luogo di ritrovo di mercanti e carovanieri della via della seta e anche dei sadhu delle montagne, che oggi come ieri ne affollano le rive del fiume e i lati del bazar, e da li` proseguiro` poi in mattinata verso nord, verso la citta` del Dalai Lama e poi ancora piu` a nord, verso la Terra del Diamante.

(le foto stavolta sono poche e non sono un granche`. Oltretutto non so perche` ma non mi crea il link, se le volete vedere dovete copincollare l`indirizzo sottostante in un`altra pagina. Sorry)

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