mercoledì 27 febbraio 2013

Tutti i figli del Bar 25 parte 2

L'interno dello Chalet è un piccolo labirinto su tre piani di stanzette poco illuminate collegate da brevi corridoi. Al centro di ogni piano c'è una sala più grande con bar. Nulla di simile ai club italiani e, come detto anche altrove, l'arredamento ricalca in qualche modo l'urbanistica cittadina: gli oggetti vengono riutilizzati fintanto che stanno ancora in piedi. Vecchie poltrone, tavolini di differenti forme, e anche se il locale è relativamente nuovo sembra già vissuto. Si ha l'impressione che tutti abbiano portato qualcosa da casa per arredare l'ambiente, qualcosa che in Italia sarebbe finito in discarica. Eppure non c'è nulla che sia fuori posto e ogni elemento si abbina all'altro. L'atmosfera è rilassata, come se si fosse ad una festa segreta tra amici. Molti elementi farebbero pensare ad un centro sociale ma non è è neanche quello. 
  La verità è che mi ritrovo in un piccolo tempio della cultura "after". In Italia le discoteche a un certo punto chiudono, chi vuole continuare imperterrito e fare il più tardi possibile deve spesso rifugiarsi in luoghi nascosti o intrufolarsi in qualche rave party. Dopo le sei di mattina si crea spesso amicizia e complicità tra i reduci di una nottata che non vuole finire e spesso, ci si ritrova a fare amicizia con persone con le quali non avremmo mai parlato. L'unico comun denominatore rimane la musica e la voglia di festeggiare al di là di ogni ideologia e di ogni abbigliamento.
  A Berlino la cultura dell'after è ben presente e radicata, tant'è che quasi tutti i club rimangono aperti per ore e ore. Mentre in Italia ci sono persone contrarie a priori, qua la cultura after, se cultura si può chiamare, può tutt'al più essere considerata stucchevole (alla lunga è fatica), ma non esistono posizioni influenti davvero contrarie.
  Andreas, un gentilissimo e pacioccoso scoppiato, mi racconta che lo Chalet è uno dei due "figli" del Bar 25. Dopo la chiusura forzata (e in parte attesa) la crew di questo interessante momento culturale anziché arrendersi si è impossessata di due nuove locazioni: lo Chalet e il Kater Holzig. Il Kater Holzig sorge sulla sponda opposta al vecchio Bar 25 e mi rendo conto solo adesso che lo vedo tutti i giorni dalla S Bahn. Eccone una foto dall'esterno:




ed ecco una carrellata di immagini dello Chalet:




La cultura berlinese non è solo questo ma è anche questo. Direi anzi che proprio in questi luoghi, nelle loro architetture ma soprattutto in ciò che avviene tra di essi, si nasconda il segreto più intimo della cultura contemporanea artistica europea, che vede in Berlino la sua principale capitale. E non c'è niente di nuovo in realtà. Vi ricordate gli "happening" degli anni sessanta? Nel '59 Allan Kaprow seguendo l'onda dell'arte concettuale sviluppa il concetto di "Happening", ossia un'opera d'arte dove l'oggetto artistico non esiste più e lo spettatore diventa coproduttore della vera opera d'arte partecipando ad un avvenimento che è un'esperienza collettiva. Dopo questo l'arte non si può più imprigionare in un museo perché diventa un'esperienza che può essere capita solo in quel momento e in quel luogo, senza più essere legata al feticcio dell'oggetto. Vilma Torselli da questa definizione di Happening:

E' evidente la forte componente concettuale di un progetto creato dalla mente dell'artista, poi allargato al pubblico fino ad un coinvolgimento totale, attivo e diretto, nel quale la dicotomia artista-fruitore si annulla e lo spettatore diventa egli stesso parte dell'opera, che non avrebbe senso in mancanza della sua presenza: l'interprete, sia esso attore o spettatore, ha lo stesso peso degli oggetti di scena, mentre l'artista, anch'esso parte integrante della scena, dirige lo svolgimento della rappresentazione, in una forma d'arte puramente comportamentale, che elimina ogni componente oggettuale.

L'atmosfera che si percepisce in molti club berlinesi (non in tutti) che ho visitato non è semplicemente quella delle grandi discoteche piene di luci ed effetti speciali dove si va a drogarsi, rimorchiare od ubriacarsi, bensì quella di un evento speciale, dove un gruppo di artisti compone un'opera di cui il singolo partecipante, essendo presente, diventa allo stesso tempo autore e oggetto. 
  Non sorprende che persino l'autorità politica tedesca abbia ringraziato i protagonisti del Bar 25 permettendo loro di aprire altri locali, e forse tra qualche anno, si parla di un ritorno alla vecchia locazione. Concludo con le parole di Christoph Klenzendorf, uno degli organizzatori:


“This is why I find Berlin unique because you’re still able to do these things. The City Senate and all the people who run the city need the club scene because it makes Berlin so popular and this is why they talk to you.  Even though you’re not the perfect business guy you see in business magazines.”

“For me it was a strange experience to start talking to these people and to hear them tell me ‘it’s so perfect what you’re doing for the city’. What are we doing? Partying,” he laughs.






domenica 24 febbraio 2013

Tutti i figli del Bar 25 - prima parte

Il 14 Settembre 2010 rimarrà una data tristemente storica per la capitale teutonica. Quel giorno infatti chiude lo storico Bar 25. Che vi piaccia o meno la vita notturna non c'è storia che descriva meglio questa città come quella del Bar 25. Come già spiegato in precedenza Berlino è e rimane una città vitale proprio perché si distrugge e si ricostruisce nuova continuamente. Tutto è un laboratorio temporaneo simbolo di un'epoca dove niente è per sempre, nulla è destinato a durare se non lo spirito a danno continuo della forma che perde di importanza. E proprio in una delle zone destinate a trasformarsi sulle rive della Sprea nella parte orientale della città 11 anni fa nasce il bar 25.
  E' difficile definirlo perché come molte altre cose in questa città, nasce come locazione temporanea, in quanto tale sperimentale. Comprende un bar, un ristorante, un cinema e un piccolo albergo. In realtà il Bar 25 è un vero e proprio tempio della cultura afterhours. Non lo si può chiamare discoteca, anche se ha molte cose a che vedere con gli altri club berlinesi: si paga l'ingresso, sempre poco, e c'è una durissima selezione all'ingresso. La crew del Bar 25 era composta dai più interessanti dj della città. E' qui che vengono girate molte scene del famosissimo Berlin Calling. Di norma le "serate" duravano 72 ore ogni settimana, dal Venerdì al Lunedì mattina.
  Dopo la sua chiusura ne venne fatto un film documentario di cui vi ripropongo una parte sottotitolata in inglese:


The only thing we have in common with the "real" world is the weather

Doveva prima o poi succedere che l'edilizia arrivasse anche lì facendo sgombrare la zona per costruire edifici commerciali. Ma come detto in precedenza la morte della forma non sempre ammazza lo spirito come scopro un sabato sera in un bar vicino al Watergate.





  Sono proprio nel bel mezzo della zona urbana che preferisco, quella zona di confine dove Friedriechshain sfuma pian piano in Kreuzberg. Un gruppo di giovani turchi mi ferma per strada proprio mentre attraverso il ponte che porta al Watergate esigendo da me delle sigarette. Mi sa che hanno proprio sbagliato persona. 
  Kreuzberg è molto vivace e prima di lanciarmi dentro uno dei club più famosi della città decido di entrare in un bar per bere qualcosa. Si può fumare dentro e decido di concedermi un paio di birre seduto al bancone fumando sigarette, un piacere che in Italia non riprovo da molto tempo. Dopo un po' mi metto a parlare col barista che è peruviano e mi chiede dove vado stasera.
"Al Watergate"
"Non andare al Watergate, non fa per te, sei grandicello. Io comunque non ci andrei."
"E dove andresti tu?"
"Allo chalet, non è lontano, puoi arrivare a piedi da qui." Avevo già sentito parlare dello Chalet ma non ero ancora mai andato. A quanto pare il Watergate è per ragazzini. E va bene, seguirò il consiglio del peruviano. Mi dice anche che la selezione all'ingresso è a volte misteriosa.
  Questa storia della selezione mi spaventa tutte la volte. Molti club infatti semplicemente non ti fanno entrare senza dare particolari spiegazioni, primo fra tutti il Panorama Bar. Non sembra esserci criterio. Un ragazzo tedesco giorni prima mi aveva spiegato la mentalità della selezione. Nei club berlinesi è quasi impossibile trovare buttafuori incazzati che gironzolano all'interno dei clubs: le risse vengono evitate con la selezione, quindi niente comitive chiassose ne gente potenzialmente rissosa. Inutile dire che gli italiani devono faticare per entrare. Ma a parte le comitive spesso anche se sei da solo non entri; a volte l'ingresso viene vietato persino alle coppiette. Il fatto è che una festa per essere bella ha bisogno dell'equilibrio giusto tra le persone, quindi si cerca di mantenere un numero possibilmente equo di maschi e femmine, di stranieri e residenti, di scoppiati e non. Insomma devi fare parte del gruppo e a volte diventa impossibile capire come presentarsi.
  Lo chalet si trova vicino alla Sprea in un edificio ottocentesco accanto ad una stazione di benzina. Non è grande e per entrare bisogna bussare ad una porta di legno. All'ingresso aspettano con me un gruppo di ragazze australiane, tutte fighe con qualche amico. Il buttafuori apre la porta, assieme a lui c'è una donna. Già penso che non mi faranno entrare, non sono di bella presenza confronto agli altri, e invece fanno entrare soltanto me. 
  All'interno c'è un giardino che d'estate dev'essere molto bello e poi l'ingresso dell'edificio. E' già piuttosto tardi, e chiedo ad un cameriere quando chiudono.
" Forse lunedì" Ok direi che va bene, ho tempo....




martedì 19 febbraio 2013

Dipingere Berlino

...lasciandomi la S-bahn alle spalle mi incammino senza fretta e da Friedrichstrasse attraverso la Sprea e comincio a camminare verso est. C'è un piccolo viale alberato stretto tra edifici. Ogni tanto spunta un vicolo o un angolo che sembra si sia intrufolato di soppiatto e senza permesso in mezzo ai grandi edifici monumentali in stile neoclassico dell'ottocento i quali a loro volta sono affiancati da palazzi di vetro postmoderni. C'è un gusto nell'urbanistica che si ripete anche nell'arredamento. Sembra che le cose siano accostate a caso, messe lì. Cose vecchie, reperti di un'epoca punk mescolati con oggetti che da noi finirebbero alla discarica affiancati da design contemporaneo ed elementi neoclassici oppure decorazioni tipiche del nord Europa. L'interno di molte birrerie e addirittura di alcuni dei più famosi club non è differente. Niente viene gettato, eppure in questa disposizione apparentemente casuale di oggetti c'è molto gusto. La luce è sempre bassa e si crea un'atmosfera allo stesso tempo accogliente e vissuta. Non c'è niente di lucido e neppure di liscio, almeno dove sono entrato io.
  Un illustratore/pittore con cui ho parlato giorni fa dice che Berlino sembra una vecchia sdentata. Una ragazza italiana che è vissuta a Lisboa dice che Berlino a differenza di molte metropoli non ti soffoca, ma neppure ti abbraccia. Probabilmente hanno ragione entrambi.
  Generalmente è Parigi la città in cui si passeggia senza meta, guidati dalla magia della città. A Parigi nonostante la pioggia, c'è un romanticismo piuttosto ostentato che viene visto e sentito da tutti quasi subito. Camminare per Berlino ha un fascino molto diverso, più osseo e nascosto; e contemporaneamente si sente che sta succedendo qualcosa dentro qualche edificio poco addobbato, al riparo dal freddo e dalla luce.
 E' pieno di piccoli posti impensabili, temporanei e spesso nascosti.
 E' una città che non si può giudicare dal fuori.
 In linea di massima c'è la sensazione che l'apocalisse ci sia già stata e sia passata proprio da qui.

  Negli ultimi cent'anni è stato il laboratorio per eccellenza della modernità. Solamente qui in tutto il mondo si sono avvicendate le tra ideologie che hanno creato, nel bene e nel male, il mondo moderno: liberismo, fascismo e comunismo. Non c'è altro posto al mondo dove siano state applicate tutte le idee.



Comincia a farsi sera e decido di spostarmi in un quartiere dove ci siano locali più accoglienti, adatti all'ora del tramonto e scelgo di fermarmi a Ostkreuz. Sono le 6 ed è già notte mentre le luci delle bettole e delle birrerie si stanno accendendo. La zona che circonda Ostkreuz mi piace particolarmente. Le strade sono più piccole e gruppetti di gente comincia a dirigersi verso le porte dei locali. Cagliostro, Verbereck, Zebrano... entro qui. Colore rosso, tavolini molto bassi, bancone dove poter appoggiare la giacca. Vado in bagno e sembra il camerino buio di un teatro. E infatti accanto la porta del bagno c'è una porta con scritto "Theater". La apro e c'è un piccolo teatro e un altro bar. Non si sa mai cosa si nasconde dietro un bagno.

 Lo spettacolo è a pagamento e decido di rimanere al bar, e aspetto due ore, facendo quattro chiacchiere col barista, tentando di parlare in tedesco cosa difficile perché appena si accorge che non lo so  comincia a parlare in inglese. I minuti passano, la clientela cambia e decido che è il momento di muovermi verso Kreuzberg in cerca di un bancone dove possa anche fumare una sigaretta mentre bevo la birra...

venerdì 15 febbraio 2013

S-BAHN 7

S-BAHN 7




Avevo intenzione di scrivere un post sulla vita notturna fine settimanale di Berlino, ma può aspettare.
  Ogni giorno da praticamente due settimane frequento un corso di tedesco a Nollendorfplatz, nella Berlino ovest, praticamente a un'ora di metro da casa mia. Nei primi giorni avevo optato per il percorso geograficamente più corto che prevedeva la U - bahn 5 da Tierpark fino al capolinea di Alexanderplatz, per poi cambiare con la U - bahn 2, direzione Ruhleben. Un solo cambio e in linea d'aria è la via più breve. Poi mi sono ricordato della S-bahn. La linea della metro veloce attraversa la città da est a ovest con le linee 7, 5 e 75, è più veloce e ha il grandissimo vantaggio di non essere sottoterra. Devo fare più cambi ma pazienza, ogni giorno ho la possibilità di tagliare Berlino in due da est a ovest, che è il viaggio più interessante. Così giovedì ho deciso di portare dietro l'agenda e provare a descrivere Berlino dalla S-bahn 7.
  Il viaggio comincia da Lichtenberg. A dare inizio alle danze il rumore delle porte chiuse del treno che annuncia la partenza, reso storico dopo che Kalkbrenner lo utilizzò per una delle sue canzoni più famose. Il treno comincia a tagliare la città. Tutto è leggermente coperto di neve. La zona di Lichtenberg è un cantiere aperto i costante costruzione: binari in costruzione, case in costruzione, edifici vecchi e decadenti che sono stati demoliti solamente a metà, completamente ricoperti da graffiti accanto a centri commerciali dozzinali, parcheggi, casette nordeuropee con finestrelle che ricordano Amsterdam, spazi larghi e ristretti e soprattutto enormi condomini uguali ed imperiosi dove si ha l'impressione che vivano stipate persone in periferie urbane suddivise da campi di erba giallastra...

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...il treno corre veloce verso sud e rapidamente raggiunge ed oltrepassa Noldnerlplatz mentre la periferia si colora sempre più di graffiti e cavi elettrici e segni di vita metropolitana. Edifici e cavi elettrici, ossa e nervi.  
 E poi arriva il confine tra la periferia e il centro: Ostcreuz, il Ring da dove comincia il quartiere di Friedrichshain, famoso per la movimentata vita notturna che oltrepasso mentre una selva di gru a camion al lavoro stanno distruggendo la città con più efficacia della bombe per ricostruirla nuova e abbattono le vecchie case diroccate e oscure ricoperte di simboli e nomi coloratissimi di artisti che nessuno conoscerà mai

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Poco lontano si intravede la Sprea, il fiume che per un po' seguirà il mio stesso percorso e prima che il treno, attraversando Warschauer Strasse, viri verso nord, comincio a vedere i primi palazzi di vetro che si stagliano verso il cielo plumbeo accanto agli edifici in mattoni rossi che non scompaiono mai del tutto...

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...e pian piano cominciano ad apparire forme architettoniche sempre più scintillanti frutto di un mondo di automazione mentre il treno passa  attraverso Joannowitz Brucke, Alexanderplatz e Friedrischstrasse.

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Bene, dopo la lezione decido che non ho voglia di impegnarmi nella ricerca di contatti per possibili lavori futuri in scuole di lingue e decido di farmi un giro per la città a piedi e in metro fermandomi dove mi va senza una meta particolare. Sono le 4 del pomeriggio e comincio a passeggiare lungo la Sprea poco sopra Friedrichstrasse...


venerdì 8 febbraio 2013

Ad est di Lichtemberg


Vita da precario


Salve a tutti.
  Sono passati anni dall'ultima volta che ho scritto. Sono successe anche diverse cose, troppe anche solo per poter essere riassunte. L'ultima volta ero in India, era estate, e stavo per scrivere la tesi della mia laurea specialistica dopo la quale sarei entrato nel meraviglioso mondo del lavoro. Questo post lo scrivo da Berlino, ed è inverno, dalla mia finestra cadono dei lievi fiocchi di neve che danzano tra gli enormi e anonimi condomini sovietici che costituiscono il mio panorama.
  Sono arrivato qua esattamente una settimana fa ed intendo rimanere un mese ed il motivo per cui sono qui è in buona parte oscuro persino a me. Dopo l'India ho vissuto ancora Bologna, poi brevemente Parigi e i vigneti di Lione e poi la Toscana, casa mia, dove ho cominciato a fare la guerra.
  Del resto la mia generazione si trova a vivere un interessantissimo momento storico, un cambiamento epocale, dove tutte le regole che sono valse finora stanno improvvisamente cambiando e le certezze che hanno accompagnato la gioventù dei nostri genitori assomigliano alle foglie di Ungaretti. 

  Non servirebbe a niente elencare avvenimenti, però posso brevemente elencare le immagini che mi vengono in mente quando penso al tempo che ha separato questo post da quello precedente e vedo insonni nottate in dei bellissimi retrobottega, solitari pomeriggi di Febbraio in camera mia fumando tabacco con internet acceso in cerca di un impiego, sigarette fumate nel retro di feroci ristoranti con la camicia bianca macchiata di sugo nei polsini con il casino delle cuoche alle mie spalle, notti che terminano dopo l'alba in appartamenti che hanno qualcosa a che vedere con la Praga dell'800 e lezioni come insegnante di italiano con persone che provengono da ogni parte del mondo.
 Insomma una piacevolissima vita da precario, che da una parte è senza certezze, dall'altra, visto che si ha poco da perdere, si ha anche più coraggio di tentare.



Ad est di Lichtenberg - 4/02/13

  Berlino va presa un pezzo per volta, tutta insieme è troppa. Io ho cominciato proprio da lontano, sono partito ad est di Lichtenberg. Di Berlino est si dice, ed in parte è vero, che sia stata tutta ricostruita dopo l'abbattimento del Muro. Quartiere dopo quartiere tutto è stato rinnovato, come per cancellare nuovamente il passato e ripartire da zero. I tedeschi sembrano insensibili all'abbattimento, semplicemente ricostruiscono meglio di prima. A volte, come nel caso della Berlino est degli ultimi anni, si abbattono da soli. E sono insensibili e spietati nell'autoabbattimento, come nel caso del Tacheles, lo storico locale che, nonostante fosse diventato negli ultimi anni un po' turistico, funzionava benissimo e che è stato abbattuto solo perché si trovava in un edificio "vecchio". Ad ogni modo ci sono zone che sono rimaste molto simili all'epoca sovietica e che lo rimarranno ancora per qualche anno. Una di queste è la periferia ad est di Lichtenberg che è anche il posto dove vivrò durante questo mese di permanenza berlinese.
  Ormai il centro di Berlino non è più la Mitte, ma quasi tutto ciò che è contenuto dal Ring, l'anello della metro, anzi della S-bahn.
 In Germania esistono due tipi di metropolitana: la U-bhan, cioè la Untergrundbahn (ferrovia sotto terra) e la S-bahn cioè la Stadtschnellbahn (ferrovia metropolitana veloce) . La S-bahn è più veloce, viaggia in superficie e fa meno fermate. Ci sono meno linee S-bahn ma quelle che ci sono, in un certo senso, delimitano la città creando il Ring che circonda Berlino e suddividono anche il centro in quattro parti. Farsi un giro di notte nella S-bahn 5 Spandau-Strasberg è uno spettacolo emozionante dopo 2 anni di Toscana.
  Tutto ciò che sta immediatamente oltre il Ring è periferia. Ci sono dei quartieri famosi in periferia, come Wedding, a nord ovest del centro, che sta diventando meta di molti studenti squattrinati a causa del prezzo limitato degli alloggi. La periferia est è dominata da Lichtenberg, famoso soprattutto per la presenza di gruppi neonazi, ma esistono cose peggiori in fondo.
 Se andate ancora ad est di Lichtemberg trovate il mio quartiere che si snoda attorno a Sewanstrasse vicino alla fermata Tierpark che vuol dire Zoo, anzi parco degli animali. L'intera zona è rimasta praticamente tale e quale dopo la caduta del muro. A vista d'occhio non ci sono altro che enormi palazzoni esattamente identici. Identiche le porte, identiche le finestre, identici i portoni, sormontati da grossi numeri al neon che qualificano i palazzi, come dei magazzini. Il mio palazzo e quelli immediatamente circostanti sono stati adibiti a dormitori per studenti. Non esistono pub né locali notturni. Gli studenti in questo periodo hanno gli esami e sono pressoché invisibili. Durante il giorno le persone che vivono davvero qui escono dalle loro case e girovagano per il paese. Nessuno parla inglese e si ha davvero l'impressione della periferia. L'alcol regna sovrano e le donne sui quaranta assomigliano molto a Bukowsky. In realtà sono tutti molto gentili, anche se di poche parole: ubriaconi rossi e gialli di cinquant'anni con la bottiglia in mano che ti indicano dove comprare le sigarette, vecchi con i volti aquilini che hanno l'accortezza di aspettare di non vederti più per rilasciare tutto il catrame che impesta le loro gole stanche in giganteschi sputi sul marciapiede, punk pallidi e magri con le palpebre dello stesso colore dei brufoli che impestano i loro visi che portano in braccio i loro bambini di pochi mesi. Il fatto poi che nessuno parli inglese gioca a mio favore, imparerò prima la lingua. Inoltre raggiungere il centro è facilissimo grazie all'efficientissima metro.
  Una sera esco in un locale blues molto interessante. Il locale si trova praticamente a Kreuzberg. Conosco molta gente, bevo qualche birra, il gruppo è in gamba. Ovviamente mi dimentico che è lunedì e che la metro chiude verso l'una. Riesco a raggiungere la S-bahn in tempo ma la metro è chiusa. Prendo un autobus notturno ma che mi lascia a metà strada tra Lichtenberg e il mio quartiere. Mi aspettano tre chilometri a piedi.
  Bene. Non sono mai stato in questa zona. Prendo la via principale e mi avvio, sperando che sia quella giusta, ma improvvisamente in lontananza spunta una molteplice testa a ginocchio. Quattro tipi belli grossi vestiti di nero e pelatissimi. Forse sono semplicemente abitanti del mio quartiere, oppure sono i famigerati nazi di Lichtemberg?
  Meglio non rischiare, sono solo e non voglio ulteriori beghe. Così mi inoltro tra i palazzi, sperando di raggiungere casa lo stesso. Mi ritrovo immediatamente immerso in un labirinto di strade tutte uguali circondate da palazzi tutti uguali. I palazzi sono squadrati e anonimi e si fronteggiano l’un l’altro con gli ingressi sormontati da dei grossi numeri illuminati al neon che si guardano minacciosi. Balatonstrasse 201-202-203-204. Ben presto l’orientamento si perde mentre cominciano a cadere lentissimi dei fiocchi di neve molto sottili e radi. La strada è deserta.
  Certo i nazi, che sono praticamente degli Hooligans più convinti, fanno paura, da loro le prendi. E’ una violenza molto diretta, te le danno e basta. Questi grandi palazzoni che mi fanno pensare alla Berlino est del periodo sovietico invece mi trasmettono un diverso tipo di violenza, molto più sottile e strutturale. Certo non c’è differenza di classe tra gli abitanti: tutti hanno lo stesso identico appartamento, e, cosa che non vi ho detto, la mia chiave apre tutti i condomini della mia strada. Però a questo standard comunque ti devi adeguare, annullando buona parte dell’individualità; violenti un po’ te stesso nel vivere a lungo in un posto così. Ad ogni modo questo labirinto ha un certo fascino.
  Finalmente arrivo ad una fermata dell’autobus dove, accanto agli orari, c’è un cartina stradale. Seguo le fermate degli autobus orientandomi grazie alle mappe. Ad aver avuto un I phone sarebbe stata solo una passeggiata, invece ero andato fuori strada di un paio di chilometri.
  Alla fine arrivo a casa mentre la neve cade ormai sempre lenta ma molto più fitta. Entro in camera mia e mi butto, esausto, a letto. Domani andrò alla prima lezione di lingua.