Vita da precario
Salve a tutti.
Sono passati anni dall'ultima volta che ho scritto. Sono
successe anche diverse cose, troppe anche solo per poter essere riassunte.
L'ultima volta ero in India, era estate, e stavo per scrivere la tesi della mia
laurea specialistica dopo la quale sarei entrato nel meraviglioso mondo del
lavoro. Questo post lo scrivo da Berlino, ed è inverno, dalla mia finestra
cadono dei lievi fiocchi di neve che danzano tra gli enormi e anonimi condomini
sovietici che costituiscono il mio panorama.
Sono arrivato qua esattamente una settimana fa ed intendo
rimanere un mese ed il motivo per cui sono qui è in buona parte oscuro persino
a me. Dopo l'India ho vissuto ancora Bologna, poi brevemente Parigi e i vigneti
di Lione e poi la Toscana, casa mia, dove ho cominciato a fare la guerra.
Del resto la mia generazione si trova a vivere un
interessantissimo momento storico, un cambiamento epocale, dove tutte le regole
che sono valse finora stanno improvvisamente cambiando e le certezze che hanno
accompagnato la gioventù dei nostri genitori assomigliano alle foglie di
Ungaretti.
Non servirebbe a niente elencare avvenimenti, però posso
brevemente elencare le immagini che mi vengono in mente quando penso al tempo
che ha separato questo post da quello precedente e vedo insonni nottate in dei
bellissimi retrobottega, solitari pomeriggi di Febbraio in camera mia fumando
tabacco con internet acceso in cerca di un impiego, sigarette fumate nel retro
di feroci ristoranti con la camicia bianca macchiata di sugo nei polsini con il
casino delle cuoche alle mie spalle, notti che terminano dopo l'alba in
appartamenti che hanno qualcosa a che vedere con la Praga dell'800 e lezioni
come insegnante di italiano con persone che provengono da ogni parte del mondo.
Insomma una piacevolissima vita da precario, che da una
parte è senza certezze, dall'altra, visto che si ha poco da perdere, si ha
anche più coraggio di tentare.
Ad est di Lichtenberg - 4/02/13
Berlino va presa un pezzo per volta, tutta
insieme è troppa. Io ho cominciato proprio da lontano, sono partito ad est di
Lichtenberg. Di Berlino est si dice, ed in parte è vero, che sia stata tutta
ricostruita dopo l'abbattimento del Muro. Quartiere dopo quartiere tutto è
stato rinnovato, come per cancellare nuovamente il passato e ripartire da zero.
I tedeschi sembrano insensibili all'abbattimento, semplicemente ricostruiscono
meglio di prima. A volte, come nel caso della Berlino est degli ultimi anni, si
abbattono da soli. E sono insensibili e spietati nell'autoabbattimento, come
nel caso del Tacheles, lo storico locale che, nonostante fosse diventato negli
ultimi anni un po' turistico, funzionava benissimo e che è stato abbattuto solo
perché si trovava in un edificio "vecchio". Ad ogni modo ci sono zone
che sono rimaste molto simili all'epoca sovietica e che lo rimarranno ancora
per qualche anno. Una di queste è la periferia ad est di Lichtenberg che è
anche il posto dove vivrò durante questo mese di permanenza berlinese.
Ormai il centro di Berlino non è più la Mitte, ma quasi
tutto ciò che è contenuto dal Ring, l'anello della metro, anzi della S-bahn.
In Germania esistono due tipi di metropolitana: la U-bhan,
cioè la Untergrundbahn (ferrovia sotto terra) e la S-bahn
cioè la Stadtschnellbahn (ferrovia metropolitana veloce) .
La S-bahn è più veloce, viaggia in superficie e fa meno fermate. Ci sono meno
linee S-bahn ma quelle che ci sono, in un certo senso, delimitano la città
creando il Ring che circonda Berlino e suddividono anche il centro in quattro
parti. Farsi un giro di notte nella S-bahn 5 Spandau-Strasberg è uno spettacolo
emozionante dopo 2 anni di Toscana.
Tutto ciò che sta immediatamente oltre il Ring è periferia.
Ci sono dei quartieri famosi in periferia, come Wedding, a nord ovest del
centro, che sta diventando meta di molti studenti squattrinati a causa del
prezzo limitato degli alloggi. La periferia est è dominata da Lichtenberg,
famoso soprattutto per la presenza di gruppi neonazi, ma esistono cose peggiori
in fondo.
Se andate ancora ad est di Lichtemberg trovate il mio
quartiere che si snoda attorno a Sewanstrasse vicino alla fermata Tierpark che
vuol dire Zoo, anzi parco degli animali. L'intera zona è rimasta praticamente
tale e quale dopo la caduta del muro. A vista d'occhio non ci sono altro che
enormi palazzoni esattamente identici. Identiche le porte, identiche le
finestre, identici i portoni, sormontati da grossi numeri al neon che
qualificano i palazzi, come dei magazzini. Il mio palazzo e quelli
immediatamente circostanti sono stati adibiti a dormitori per studenti. Non
esistono pub né locali notturni. Gli studenti in questo periodo hanno gli esami
e sono pressoché invisibili. Durante il giorno le persone che vivono davvero
qui escono dalle loro case e girovagano per il paese. Nessuno parla inglese e
si ha davvero l'impressione della periferia. L'alcol regna sovrano e le donne
sui quaranta assomigliano molto a Bukowsky. In realtà sono tutti molto gentili,
anche se di poche parole: ubriaconi rossi e gialli di cinquant'anni con la
bottiglia in mano che ti indicano dove comprare le sigarette, vecchi con i
volti aquilini che hanno l'accortezza di aspettare di non vederti più per
rilasciare tutto il catrame che impesta le loro gole stanche in giganteschi
sputi sul marciapiede, punk pallidi e magri con le palpebre dello stesso colore
dei brufoli che impestano i loro visi che portano in braccio i loro bambini di
pochi mesi. Il fatto poi che nessuno parli inglese gioca a mio favore, imparerò
prima la lingua. Inoltre raggiungere il centro è facilissimo grazie
all'efficientissima metro.
Una sera esco in un locale blues molto interessante. Il
locale si trova praticamente a Kreuzberg. Conosco molta gente, bevo qualche
birra, il gruppo è in gamba. Ovviamente mi dimentico che è lunedì e che la
metro chiude verso l'una. Riesco a raggiungere la S-bahn in tempo ma la metro è
chiusa. Prendo un autobus notturno ma che mi lascia a metà strada tra
Lichtenberg e il mio quartiere. Mi aspettano tre chilometri a piedi.
Bene. Non sono mai stato
in questa zona. Prendo la via principale e mi avvio, sperando che sia quella
giusta, ma improvvisamente in lontananza spunta una molteplice testa a
ginocchio. Quattro tipi belli grossi vestiti di nero e pelatissimi. Forse sono
semplicemente abitanti del mio quartiere, oppure sono i famigerati nazi di
Lichtemberg?
Meglio non rischiare, sono
solo e non voglio ulteriori beghe. Così mi inoltro tra i palazzi, sperando di
raggiungere casa lo stesso. Mi ritrovo immediatamente immerso in un labirinto
di strade tutte uguali circondate da palazzi tutti uguali. I palazzi sono
squadrati e anonimi e si fronteggiano l’un l’altro con gli ingressi sormontati
da dei grossi numeri illuminati al neon che si guardano minacciosi.
Balatonstrasse 201-202-203-204. Ben presto l’orientamento si perde mentre
cominciano a cadere lentissimi dei fiocchi di neve molto sottili e radi. La
strada è deserta.
Certo i nazi, che sono
praticamente degli Hooligans più convinti, fanno paura, da loro le prendi. E’
una violenza molto diretta, te le danno e basta. Questi grandi palazzoni che mi
fanno pensare alla Berlino est del periodo sovietico invece mi trasmettono un
diverso tipo di violenza, molto più sottile e strutturale. Certo non c’è
differenza di classe tra gli abitanti: tutti hanno lo stesso identico
appartamento, e, cosa che non vi ho detto, la mia chiave apre tutti i condomini
della mia strada. Però a questo standard comunque ti devi adeguare, annullando
buona parte dell’individualità; violenti un po’ te stesso nel vivere a lungo in
un posto così. Ad ogni modo questo labirinto ha un certo fascino.
Finalmente arrivo ad una
fermata dell’autobus dove, accanto agli orari, c’è un cartina stradale. Seguo
le fermate degli autobus orientandomi grazie alle mappe. Ad aver avuto un I
phone sarebbe stata solo una passeggiata, invece ero andato fuori strada di un
paio di chilometri.
Alla fine arrivo a casa
mentre la neve cade ormai sempre lenta ma molto più fitta. Entro in camera mia
e mi butto, esausto, a letto. Domani andrò alla prima lezione di lingua.
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