lunedì 26 marzo 2007

L`India di oggi

Arrivo a Rishikesh in mattinata. Gli ultimi 30 Km li percorro in un risho` condiviso pieno di gente. Siedo accanto al conducente il quale guida indifferentemente in entrambe le corsie shivando vacche passanti e d altri risho`. Sono seduto meta` dentro e meta` fuori e chiedo al conducente di guidare con prudenza ma lui, indicando un`imagine di Rama incorniciata di fiori davanti a lui, mi dice che non c`e` niente da temere, tanto Rama ci protegge, e comincia subito a canticchiare qualche preghiera in suo onore.
“AH! Allora sono a posto, scusa se ho dubitato.”
Rishikesh, lungo il Gange, vicino alle sue sorgenti, ai piedi dell`Himalaya, e` una citta` sacra e vanta una storia molto antica. La leggenda vuole che , in tempi precedenti la nascita dell`induismo I rishi, gli antichi mistici dell`India, si riunissero qui per sviluppare le loro discipline esoteriche, per meditare e per rendere omaggio agli dei. Col tempo divenne un luogo di passaggio per I numerosi pellegrini in viaggio verso I luoghisacri dell`Himalaya e nacquero numerosi ashram pronti ad accoglierli. Negli ashram si poteva stare anche per lunghi periodi e I pellegrini pagavano la loro permanenza lavorando e pregando.




Dopo gli anni sessanta il luogo divenne un famoso punto di ritrovo per I giovani hippy occidentali, tanto che gli stessi Beatles vi si recarono. Da allora Rishikesh e` cambiata moltissimo trasformandosi oggi nel principale centro di riferimento indiano della cultura new age. Molti nuovi ashram sono nati accanto ai vecchi, somiglianti piu` a moderni alberghi che a centri di accoglienza per pellegrini nullatenenti, e non si sente piu` l`atmosfera dip unto di passaggio quanto di punto d`arrivo, di meta per coloro che desiderano apprendere la disciplina dello yoga e non solo.
Trovo che non ci sia niente di male nel frequentare corsi di yoga e di studiare I principi della medicina ayurvedica, discipline interessanti che, se rilette in chiave non necessariamente mistica possono rivelarsi utilissimi strumenti per completare e migliorare le conoscenza mediche occidentali e non solo. Io stesso mi iscrivo ad un corso di massaggi che seguo per due settimane. Purtroppo il turismo di massa attratto da queste iniziative ha ovviamente I suoi effetti collaterali, primo dei quaili e` la nascita del business della spiritualita`.
Sono molti i corsi che giocano su promesse di accedere facilmente , magari con un corso settimanale, alle porte della santita`, e suonano piu` o meno cosi`: “Learn how to awake Kundalini. Tantra, Yoga, Ashtanga Yoga, Kundalini yoga, daily classes for a week.”
Il serpente Kundalini, simbolo appartenente all`esoterismo tantrico, rappresenta la meta ultima della realizzazione spirituale. Risvegliandolo, con varie tecniche d`estasi, l`individuo accede al divino provando la piu` grande estasi che sia concessa agli uomini e accedendo alla santita`. Tali corsi si tengono spesso in opulenti “ashram” e l`ambiente in cui si svolgono somiglia un po` a quello delle nostrane palestre. Se lo stesso fenomeno si verificasse in Occidente, per esempio in Italia, magari ad Assisi, suonerebbe piu` o meno cosi`: “ Acquisisci anche tu poteri divini con la ginnastica di S.Francesco. Tutti I giorni per una settimana alla workout di Assisi.”
E` un po` triste ma e` il prezzo da pagare.

Dopo gli anni sessanta settanta c`e` pero` stata una seconda ondata di turismo di massa, negli anni ottanta novanta fino ad oggi I cui effetti cominciano adesso a farsi sentire. Un turismo meno mistico e maggiormente attratto dai cosiddetti sport estremi. E` pieno infatti di europei e nord americani, probabilmente stanchi della Svizzera che si recano in Asia e si divertono a percorrerne in canoa i fiumi sacri, come se fossero in un parco giochi. E non e` affatto bello da vedere all`ora del tramonto schiere di canottari che vogano sul Gange schiamazzando e disturbando I canti religiosi serali che echeggiano in tutto il paese.
L`aspetto piu` interessante e` l`apprezzamento dei giovani indiani verso questi nuovi venuti. Si perche` l`atteggiamento delle nuove generazioni indiane e` duplice nei confronti degli occidentali: da una parte ci guardano con ammirazionedesiderosi di imitarci ed essere come noi; I giovani indiani piu` benestanti hanno cominciato ad ossigenarsi I capelli e ad ascoltare una musichetta pop molto simile alla disco pop primi anni novanta che si sentiva da noi (vi ricordate the summer is magic?). Dall`altra c`e` ancora un grande attaccamente alle tradizioni e lo si nota soprattutto nelle piccolo cose.
Giorni fa mi ero incamminato verso un tempio tra le colline ed ho incontrato una famiglia indiana che non parlava inglese. Mi ha guidato per tutto il pomeriggio fino al tempio di Shiva mostrandomi come ci si comporta, con una gentilezza che non ho riscontrato tra gli indiani anglofoni. E non e` difficile essere invitati a prendere il chai con loro per mezzo pomeriggio, nelle loro case che mostrano orgogliosi.
In fondo Rishikesh, una volta superato l`impatto con la facciata piu` turistica e` un posto davvero piacevole, e se vi capita di passarci recatevi all`ora del tramonto sulla terrazzo di qualche ristorantino economico nella sponda orientale del Gange, vicino ad un ponte chiamato Rahmjula. Lo spettacolo della luce rosa e dorata del sole che risplende sul Gange e sulle colline circostanti accompagnato dai canti religiosi serali che risuonano per le strade, senza che riusciate a trovarne l`origine e` qualcosa che vi rimarra` nel cuore molto di piu` di qualsiasi corso di yoga.

Concludendo credo che l`India di oggi si trovi di fronte ad una grossa sfida. Da una parte c`e` per gli indiani l`esigenza di diventare un paese moderno, che non vuole avere niente da invidiare all`America del nord o all`Europa, sintomatico e` il rifiuto degli aiuti USA per la ricostruzione dei paesi distrutti dallo Tzunami; dall`altra c`e` il mondo delle tradizioni, che l`India non vuole giustamente abbandonare, pena il pericolo di cadere in un vuoto ideologico e in una crisi di identita`.
La crescita di questo paese infatti procede con un ritmo davvero vertiginoso. Delhi contava sette anni fa 10 milioni di abitanti, oggi ne conta quasi tredici, diciassette con i territori circostanti. C`e` il boom economico e si respire dovunque il concetto dell`”affare”. La gente scappa dale campagne per cercare fortuna in citta` e chi non ci riesce va ad ingigantire le gia` consistenti baraccopoli. Sembra che il progresso rapido anziche` creare una societa` piu` vivibile incrementi piuttosto le differenze sociali.
E chissa` se tra un centinaio o una cinquantina d`anni qualche giovane indiano benestante intellettuale, mantenuto dai genitori e stanco della societa` frenetica in cui si trova non vada a cercare se’ stesso in qualche monastero francescano dell`Appennino toscano…

http://picasaweb.google.com/cioniantonio/Rishikesh

http://picasaweb.google.com/cioniantonio/NewDelhi

Beccative anche `ste foto to`

venerdì 16 marzo 2007

Giungo in India nel cuore della notte.
New delhi si dispiega lentamente davanti ai miei occhi, vista dall`alto fa davvero impressione, un insieme diluci di cui non riesco a vedere la fine. L`impatto per chi entra per la prima volta a New Delhi e` davvero forte. Si ha l`impressione che questa citta` strappi prepotentemente tutte le difese di cui un individuo dispone, cosi` come si sbuccia una cipolla ; tre giorni di Delhi rischiano di essere un`esperienza davvero intensa.
Aspetto le prime luci dell`alba per uscire dall`areoporto. Ho gia`prenotato un hotel economico in un quartiere chiamato Paharganj e mi rivolgo al banco ufficiale dei taxi prepagati per raggiungerlo. Avrei potuto telefonare con qualche giorno di vantaggio all`albergo per farmi venire aprendere ma ho ritenuto piu` interessante cercare di farmi strada a newDelhi con mezzi miei, e ne sconto subito il prezzo. Il tassista prepagato dell`areoporto mi scorta infatti ad un`agenzia turistica dove mi spiegano che il mio albergo e` pieno e la zona non e`sicura. A Paharganj la settimana scorsa un turista e` stato ucciso dalla folla, mi dicono; dopo l`esplosione del treno India-Pakistan la situazione e` tesa e ci sono scontri in citta`, meglio prendere un`altro albergo, ti possiamo consigliare noi. Insisto comunque e per convincermi maggiormente il tizio dell`ufficio turistico telefona all`albergo. Osservo il numero che compone e capisco che e` falso. La voce dall`altra parte della cornetta mi dice che l`albergo e`pieno. Fingo invece che sia tutto a posto con gran sorpresa delle persone circostanti, loro insistono ma alla fine mi arrabbio, invento che mio fratello mi sta aspettando a Paharganj e che se non arrivo in tempo telefonera` all`areoporto per avere mie notizie. A questo punto il tassista sbuffando mi porta dove voglio.

Dal finestrino del taxi riesco a farmi una panoramica della citta`.Persone che vivono per strada, traffico congestionante e la guida pazza degli indiani che viaggiano indifferentemente in entrambe le corsie; rischiamo un incidente a causa di due scimmie che attraversano la strada.

Paharganj, il mio quartiere, e` un bazar situato a meta` strada tra newDelhi e Old delhi. A prima vista sembra un caos di bancarelle negozietti mendicanti, lebbrosi che fanno l`elemosina e riscio`i cui clacson creano uninquinamento acustico insopportabile, ma presto ci si abitua. Decido di farmi un giro a piedi verso Connaugh Place, la parte moderna della citta` ma non e` un`ottima idea. Scopro infatti che a Delhi,soprattutto nei quartieri moderni e puliti esiste una specie di raket dei procacciatori di clienti, gestito probabilmente dai negozianti. Di tale piccola mafia fanno parte i negozianti, i tassisti, falsi uffici turistici ed infine i procacciatori di clienti, figure professionali specializzate nell`individuare newcomers che non conoscono ancora bene i prezzi, indirizzarli ad alberghi o negozi e fargli pagare dieci volte tanto ilprezzo della merce acquistata. Ogni procacciatore ha il suo territorio e se si vede che sei appena arrivato in India non c`e` modo di sfuggire. Uno diloro addirittura mi insegue per circa un km. Alla fine incontro Ram, un indiano con il quale io stesso ho cercato distringere amicizia. Dopo una mezz`ora scopro che anche lui fa parte di questo giro ma non mi interessa; in fondo ho bisogno di una guida e Ram e`,a differenza dei suoi colleghi, molto amichevole e disponibile. Mi insegna i numeri in hindi, essenziali per contrattare il prezzo dei riscio`e mi conduce in un quartiere del sud della citta`, dove decido di acquistare un vestito indiano cosi` da non sembrare un newcomer. Cerca di fregarmi un paio di volte dicendomi di affidargli i soldi e che pensera` a tutto lui, rimane male quando rifiuto. Entriamo infine dentro la casa di un suo amico,un venditore di stoffe e sete kashmire, bevendo un chai, un te` indiano,cominciano le trattative. Fingo di non aver abbastanza soldi e mi faccioprestare da Ram 200 rupie con la promessa di riportarglieli l`indomani,dopodiche` torno a Paharganj. L`idea del travestimento funziona. Molti indiani mi prendono per un ricco musulmano di Srinagar, la capitale kashmira, altri si accorgono che sono occidentale, ma pensano che sono comunque stato nel kashmir, e che quindi non sono piu` un newcomer. Dico a molti che sono qui per studio e che vivo da un amico a Carol Bagh, un quartiere nelle vicinanze di Paharganj. Soprattutto il mio travestimento mi permette di entrare in contatto con i molti kashmiri che vivono nel bazar, i quali mi invitano a comprare artigianato nei loro negozi, ma in maniera meno insistente degli indiani. Uno di loro, Ariyah, mi invita in casa sua per un chai, e mi segue tutto ilgiorno aiutandomi a contrattare il prezzo degli oggetti che voglio comprare e dei motoriscio`. Nei primi due giorni di Delhi l`adrenalina ed il chiasso e il fuso orario non mi consentono di chiudere occhio, ma non mi sento stanco, sara` che tutto mi sembra cosi` nuovo. Comincio rapidamente ad ambientarmi e ho sempre piu` voglia di esplorare questa interessante citta` multiculturale, inquinatissima, invadente e per certi versi abbastanza estrema.
Il terzo giorno decido di recarmi a Old Delhi per visitare il ForteRosso, il palazzo degli imperatori moghul, e la moschea di fronte, la piu`grande dell`India. Mentre il Forte Rosso rimane un`esperienza abbastanza turistica la moschea e` estremamente interessante. Si nota qui piu` che altrove a Delhi l`enorme differenza tra musulmani ed hindu. Molti dicono che lo spirito degli hindu assomiglino un po` a quello dei napoletani, ed in effetti l`adorazione degli dei induisti non si differenzia piu` di tanto, per lomeno a livello popolare, dal nostrano culto dei santi. Krisna, per i poveri di strada e per i guidatori di riscio`non e` poi cosi` diverso da SanGennaro. Come i napoletani gli hindu sono piuttosto rilassati, forse approssimativi, a volte esagerati, e hanno una gran voglia di entrare incontatto con gli altri. Sono inoltre incredibili contrattatori, ma lo fanno a cuor leggero, senza rabbia; provano a incularti insomma (col sorriso infaccia) e se ci caschi vuol dire semplicemente che hai soldi che tiavanzano. I musulmani invece somigliano di piu` ai siciliani. Se te li fai amici ti danno tutto, come Ariyah, il ragazzo kashmiro che mi ha invitato a casa sua, ma se non gli vai a genio aspettati ostilita` e diffidenza di gruppo. La stessa religione islamica, un unico dio che rappresenta il popolo musulmano lo oppone contemporaneamente a tutto cio`che e` estraneo ad esso; vige in un certo senso la regola tutti per uno uno per tutti. Nella moschea il senso di esclusivita` del mondo islamico si nota piu` che altrove. Decido, con un amico tedesco da poco conosciuto, di recarmi nei bazar di OldDelhi, dietro la moschea. Siamo gli unici visitatori occidentali e l`atmosfera generale e` un po` tesa. Siamo presto assaliti da gruppi di bambini di strada che chiedono dolla`. Il mio travestimento funziona ancora ma la presenza del mio amico dai capelli rossi e` molto sospetta. Infine cala la notte nel bazar. Molte luci si spengono e si apre uno scenario del tutto diverso: si accendono fiaccole o fuochi per terra, tra gli stretti vicoli risuonano i canti religiosi musulmani, gente che fuma e conversa stesa ai lati delle strade, chiese improvvisate all`interno di fondi dove gruppi di persone officiano la preghiera serale rivolti verso la Mecca, lo scorcio di un mondo hindu musulmano rimasto inalterato negli ultimi 400 anni. E` alle prime luci dell`alba che mi ritrovo a correre per raggiungere il treno con il quale lascero` Delhi. In questi giorni non ho praticamente dormito e mi preparo a farlo in treno, ma lo spettacolo che si svolge sotto i miei occhi me lo impedisce. Delhi mi lascia la sua esperienza piu` interessante proprio l`ultimo giorno e mi maledico per non avere a portata di mano la macchina digitale.
Riportero` cio` che ho scritto nel mio diario:
"...uscire con il treno da Delhi all`alba e` uno spettacolo emozionante. La luce soffusa del sole illumina le splendide baracopoli e il fiume Yamuna. Case in rovina in mezzo a campi di immondizia e tendopoli. Uomini che si muovono pigramente tra i rifiuti e le tende. Questa citta` e` enorme. Paesi e case che si alternano a prati, palme, paludi, acquitrini poi ancora tendopoli per chilometri e chilometri e poi ancora case strade persone, che cagano davanti ai binari o per i sentieri polverosi, il tutto avvolto dalla luce rosa e dorata del sole all`alba e dalla lieve brezza mattutina che rende tutto simile ad un dipinto a olio. Sembra non finire mai. E la cosa stupefacente e` che tale vista non mi trasmette le sensazioni che i media generalmente vogliono inviarci, non vedo gente che sta` male,che muore di fame, immagine idealizzata dall`Occidente per creare l`idea del proprio successo e della propria superiorita`, non vedo neanche pero`l`immagine dei poveri puri, felici e ricchi di spirito, ai quali si vuole teneramente bene, altra immagine creata in Occidente per altri scopi.Vedo semplicemente uomini e donne che vivono con pochi mezzi a disposizionee si arrangiano con quello che hanno e sono, per forza di cose, piu` a contatto gli uni con gli altri, con tutto quello che di bene e di male questo comporta."

Il treno si avvia lentamente e senza fretta sempre piu` lontano da Delhi,verso nord, verso Rishikesh, alle pendici dell`Himalaya.