lunedì 30 aprile 2007

Nepal, l`ultimo regno hindu

Dopo 24 ore di autobus raggiongo Kathmandu all`alba. Nepal. L`atmosfera nepalese e` diversa da quella indiana. L`India e` un subcontinente, il Nepal un piccolo regno di frontiera dalla situazione politica molto instabile situato nel cuore dell`Asia, punto d`incontro della cultura indiana con quella tibetana. Il Nepal conta circa 20 milioni di abitanti, una centinaio di gruppi etnici e una cinquantina di differenti linguaggi (non stiamo parlando di dialetti, ma di veri e propri linguaggi). Un mosaico etnico dove tutto si mescola.Per un paio di giorni vago per Thamel, l`animato e turistico centro bazar di Kathmandu, tra negozi e bancarelle. Sono talmente fortunato che faccio amicizia con un Nepalese piuttosto benestante, che lavora per una ditta di import export. Gli dico che sono potenzialmente interessato a fare affari con lui e per conquistare la mia fiducia mi porta in taxi in giro per la citta`, mostrandomi tutti i posti che volevo visitare e pagando tutti i biglietti d`ingresso, le corse in taxi e perfino il pranzo. I templi buddhisti sono pieni di elementi hindu e viceversa. Chiedo al mio amico quale e` il suo credo religioso e mi risponde che in Nepal "quello che e` buono lo si segue", che sia hinduismo, buddhismo o sciamanesimo se una meditazione, un aforisma o una pratica religiosa porta risultati positivi la si segue.Mentre il sole tramonta il bazar di Thamel diventa, se possibile ancora piu` animato: dai pub si comincia a sentire musica dal vivo, e anche qui tutto si mescola: rock anni sessanta, musica tecno, buddha bar, musica tradizionale nepalese, indiana tibetana. Per la prima volta dopo quasi due mesi mi bevo una birra appoggiato al bancone di un pub; lo stereo suona una versione chill out della colonna sonora di Ultimo tango a Parigi, e mi torna in mente, forse con un pizzico di nostalgia, l`ultima birra bevuta appoggiato ad un bancone, in Italia. I locali sono pieni di turisti, soprattutto israeliani ma anche molti nord europei, ed e` facile conoscere gente. Quasi tutti sono venuiti in Nepal per fare trekking nell`Himalaya, l`idea comincia a piacermi, non tanto per il trekking, attivita` che non mi ha mai interessato, quanto piuttosto per la possibilita` di entrare in contatto con le popolazioni locali e con le minoranze etniche nepalesi.Molti turisti mi mettono in guardia nei confronti dei guerriglieri maoisti. I maoisti controllano la maggior parte delle zone selvagge e obbligano gli stranieri che incappano in qualche pattuglia rivoluzionaria a pagare la tassa di Mao. Due turisti americani mi dicono che hanno dovuto sborsare 100 dollari a testa; dopodiche` i maoisti lasciano persino una ricevuta che attesta il pagamento, e se il turista incontra un`altra pattuglia mostrando la ricevuta viene esentato dal pagamento. Sono comunque molto fiducioso. Ho letto in un giornale indiano che i guerriglieri hanno abbandonato le armi (spieghero` poi perche`) da qualche settimana. Perfetto. Non mi resta che assoldare una guida locale e partire. Sara` una lunga camminata.




VIAGGIO A LANGTANG


Questo viaggio a Langtang si e` rivelato un`esperienza preziosa, ma troppo lunga da descrivere in un post, mi limitero` a descriverne i momenti salienti. Riassumendo brevemente ho camminato per 8 giorni nelle vette e nelle colline himalayane raggiungendo la quoto di 4300 metri ed entrando in contatto con il gruppo etnico dei Tamang, punto d`incontro tra la cultura tibetana e quella nepalese. Ho incontrato ovviamente altri turisti che facevano lo stesso giro, soprattutto ragazzi israeliani appena usciti dal servizio militare (sarebbe interessante anche scrivere un articolo sul pessimo rapporto tra gli israeliani influenzati da tre anni di pesante servizio militare, e i nepalesi che non li sopportano) e i posti che ho visitato erano raggiungibili solo a piedi. Nel mio settimo giorno ho avuto un incontro con i guerriglieri maoisti.

...il pullman si ferma in un villaggio di dieci case. Io e Shyam, la mia guida, ci fermeremo qui per la notte. Shyam ha circa trent`anni, e` sposato e fa parte di un gruppo etnico del Nepal occidentale. Ci stiamo dirigendo verso i laghi ghiacciati di Langtang, un selvaggio territorio a nord della valle di Kathmandu, al confine col Tibet. I Tamang, l`etnia locale sono culturalmente molti vicini ai tibetani, ma i loro tratti somatici sono indiscutibilmente nepalesi. Ci sara` da camminare otto giorni di fila, dalle sei alle nove ore al giorno, a seconda di quanto veloce riesco ad andare e ci spingeremo fino oltre i 4300 metri d`altitudine. Sono talmente poco avvezzo a questo genere di cose che decido di non comprare scarpe e giacchetto adatti e realizzo troppo tardi che, oltre i 4000 metri, un giacchettino di jeans e un paio di scarpe comprate dal soldini non sono sufficienti. Va be`, speriamo bene...Il secondo giorno raggiungiamo un piccolo villaggio dove ci fermeremo per la notte. Cerco di rilassarmi nella mia camera, ma una ripetitiva musica proveniente dal tempio locale me lo impedisce. Esco a vedere cosa succede e trovo tutto il villaggio impegnato nel preparare quella che sembra un`importante festa. Chiedo informazionialla mia guida e scopro che si tratta di un rituale funebre. "Quarantacinque giorni fa e` morta una donna molto anziana, benvoluta da tutti in paese, poiche` aveva il potere di guarire. Stanotte tutto il villaggio festeggiera` la dip[artita finale della sua anima, danzeranno fino alle cinque di mattina." Mi torna in mente il libro tibetano dei morti, dove si dice che l`anima del defunto vaga per 45 giorni nel Bardo (visione, mondo) della morte, facendo l`esperienza di visioni terribili o sublimi. Dopo i 45 giorni l`anima si distacca definitivamente dal corpo. E` per questi che i tibetani non bruciano i corpi dei morti come gli hindu, ma li sotterrano come i cristiani, per dare tempo all`anima di distaccarsi completamente. Entro in punta di piedi dentro il tempio da dove viene la musica. Una luce rossa avvolge i monaci e i musici attorno a me. Al centro del piccolo tempio una statua vestita di bianco costruita per l`occasione siede rivolta verso le immagini sacre dandomi le spalle. E` talmente verosimile che inizialmente la scambio per una persona. Shyam mi spiega che rappresenta una forma del Buddha. I musici continano a suonare dei grandi tamburi e delle trombe mentre alcuni sacerdoti recitano continuamente una litania leggendo delle pergamene. Chiedo a Shyam cosa stanno facendo e lui mi spiega che stanno leggendo un tantra che indichera` all`anima defunta la strada sttraverso le visioni. Chiedo se si tratta del libro tibetano dei morti ma Shyam non sa rispondermi, gli chiedo anche se i Tamang sono buddhisti e mi risponde esattamente come il mio amico di Kathmandu: "Quello che e` buono lo seguiamo. I sacerdoti pregano anche gli dei hindu e alcuni anche gli spiriti bon (lo sciamanesimo tibetano). Meglio non rischiare con gli spiriti." Le danze vanno avanti tutta la notte, e il rituale funebre diventa un`allegra e movimentata festa paesana dove tutti danzano fino allo sfinimento. Davvero un`interessante visione della morte. Svengo stanco nel letto, domani mi svegliero` alle 6 del mattino e non posso permettermi di reggere fino all`ultimo. Mi addormento pensando che forse anche a me piacerebbe: una festa per il mio funerale.

...Sono di ritorno dai laghi ghiacciati, il mio settimo giorno di viaggio, ho le ginocchia a pezzi e finalmente raggiungiamo un villaggio. Non appena superate le prime case sento una voce che parla da un megafono, e svoltato l`angolo mi compare davanti un comizio maoista. Il paese e` piccolo, circa 12 case e ci saranno circa trenta persone ad ascoltare il dibattito. Mi rendo conto che le persone che stanno parlando sono i guerriglieri e Shyam conferma il mio sospetto. Eccoli qua, i guerriglieri maoisti. Ho circa l`equivalente di 10 euro in tasca, dopodiche` sono al verde, quindi sicuramente 100 dollari non me li chiedono. Mi metto in prima fila e, anche se non capisco la lingua nepalese rimango ad ascoltarli tutto il pomeriggio facendomi tradurre quanto possibile da Shyam. Sembrano molto motivati.
Prima della fine del dibattito entro nella guest house dove alloggio per mangiare qualcosa. Dopo un quarto d`ora la stanza si riempie di gente, sono i maoisti, il dibattito e` finito. Sono da solo al momento e i guerriglieri parlano tranquillamente tra loro e sembrano ignorarmi completamete. Non hanno armi da fuoco ma come tutti i nepalesi che abitano questa zona, sono armati di Khukuri, la letale lama corta ricurva tipica del Nepal, utilizzata dalle popolazioni montane per tagliare la legna e difendersi dagli animali selvaggi. Mi sento leggermente fuori luogo. Nessuno di loro parla inglese. Poi arriva la mia guida e il capo guerriglia mi chiede la tassa di Mao. Shyam gli spiega che sono uno studente squattrinato e sono di nazionalita` italiana. Il capo mi dice di mettere quanto me la sento, anche niente. Gli do` la meta` dei miei soldi, ossia 5 euro, dopodiche`, grazie a Shyam, comincio a parlare con i maoisti, i quali mi spiegano pazientemente la situazione politca del Nepal. E` una storia molto interessante che riassumero` brevemete.
Il Nepal, piccolo paese di frontiere schiacciato tra India e Cina e` l`ultima nazione nel mondo ad essere ancora governata da un re hindu. Il popolo, soprattutto le etnie povere delle montagne, richiede da anni una costituzione piu` equa per le fasce meno abbienti della popolazione, cosa che la famiglia reale ovviamente non se la sente di concedere. Cosi` alcuni anni fa spuntano fuori i guerriglieri maoisti che cominciano a controllare le campagne rapinando turisti e attaccando le guarnigioni militari. La situazione raggiunse l`apice nel 2006 quando il re instauro` un regime militarista di terrore. Ogni sospettato di collaborazione maoista veniva arrestato e anche ucciso dalle forze dell`ordine. Il tutto sfocio` in una rivoluzione. Per diciannove giorni si fece fuoco a Kathmandu, e al termine della rivolta il re venne destituito dalla maggior parte de suoi poteri e il governo ne usci` rafforzato. Ma secondo la gente il re muove ancora le fila del governo segretamente. Dietro la figura monarchica, sempre secondo le poersone da me incontrate, si nasconde il governo amercano che ovviamente non vuole un Nepal comunista. L`America agisce tramite l`India, paese democratico di centrosinistra che si sta liberando dell`influenza yenkie ma che viene ancora da molti considerato il cane da guardia americano dell`Asia meridionale.
Nel Marzo 2007 (lo vengo a sapere in India leggendo un giornale) si giunge finalmente ad un accordo tra governo e guerriglieri. Cinque capi guerriglia entrano a far parte del governo ma i maoisti devono gettare le armi. L`accordo funziona e i maoisti ora al governo richiedono immediatamente una nuova costituzione, per togliere definitivamente il potere al re. Il tutto verra` deciso dal popolo con una votazione che si terra` a Giugno. Ma la parte filomonarchica del governo non vuole concedere la votazione.
Molti parlano della possibilita` di una nuova rivoluzione se la votazione non sara` concessa.
Mi chiedo quale sara` il destino di un paese come il Nepal, stretto nella morsa di una politica internazionale imperialista e senza pieta`. Se il re otterra` nuovamente potere magari con un colpo di stato l`America avra` vinto la partita e i nepalesi vivranno sotto una dittatura militarista monarchica diventando uno stato satellite dell`India. Ma se vinceranno i maoisti? Il Nepal diventerebbe oviamente uno stato cuscinetto della Cina, ma sara` davvero il popolo a governarsi democraticamente, oppure il Nepal fara` la fine del Tibet, cadendo sotto la dittatura del popolo cinese? Guardando i guerriglieri vedo uomini semplici ma coraggiosissimi, pronti a morire per la liberta`, e sanno benissimo di danzare sul filo del rasoio, tra due superpotenze, la Cina e gli Usa, che possiedono entrambe armamenti ben superiori ai Khukuri (sono entrambe potenze nucleari); due superpotenze imperialiste decise a dominare il panorama politico economico asiatico, anzi mondiale.
E cosa puo` fare il piccolo nepal in mezzo ad due imperi cosi` agguerriti? Eppure questi guerriglieri sono fiduciosi, pronti persino a dare la vita per regalare ai propri figli il potere di autogovernarsi. Mi viene da pensare al fatto che noi in Italia questo potere in teoria ce l`abbiamo... le conclusioni le lascio a voi mentro salgo sull`autobus che mi riportera` a Kathmandu.


Stavolta le foto sono davvero tante, ma poche rendono davvero l`idea dei paesaggi himalayani
(scusate per l`errore ortografico dell`indirizzo sottostante ma d`altra parte...)
http://picasaweb.google.com/cioniantonio/WelcomeInNepal

venerdì 20 aprile 2007

Bhang lassi a Varanasi






“….Musica di sitar e tabla escono da luoghi imprecisati negli stretti vicoli della old city di Varanasi crendo un`atmosfera surreale che mi aumenta la sensazione di smarrimento che gia` da un pezzo si e` impossessata di me. Non so da quante ore sto camminando da un locale all`altro della citta`. Due ore fa mi sono fermato ad un lassi bar ad assaggiare una specialita` della casa, il bhang lassi, una forte miscela a base di yogurt ed altri ingredienti.
Perdersi a Varanasi e` davvero facile, tra la musica, le strette strade piene di gente, e l`atmosfera surreale che avolge questa citta`…la citta` di Shiva…la citta` piu` strana dell`India… la citta` ancora abitata piu` antica dell`India…la citta` dove gli hindu vanno a morire.
C`e` una leggenda su Varanasi: si dice che all`alba dei tempi Yama ottenne da Shiva la supremazia sul regno dei morti. Yama, fratello del fiume Yamuna, avrebbe deciso il destino delle anime dopo il trpasso ma Shiva impose al dio una clausola: egli avrebbe dominato le anime dei morti in ogni luogo dell`universo tranne qui a Varanasi; chi muore a Varanasi dunque e` immediatamete libero dalla rinascita, o comunque libero di scegliere la sua future rinascita. E` per questo che chi se lo puo` permettere viene a morire in questa strana citta`, dove I morti vengono bruciati lungo il Gange 24 ore su 24. Varanasi, chiamata Benares dagli inglesi e Kashi nei tempi antichi, conserva un fascino particolarissimo. Lungo il Gange ci sono una fila innumerevole di scalinate chiamate Ghat, che si immergono nel Gange. Ogni ghat ha la sua storia particolare, la sua leggenda e la sua o le sue divinita` protettrici.
…Ho vagato a lungo per la citta` vecchia semplicemente osservandone lo spettacolo. Improvvisamente esco dai vicoli. Ho cercato il fuime, dovrei esserci. Vedo cataste di legna attorno a me. Molta gente e un grande odore di legna bruciata.
Salgo una rampa di scale, dovrei esserci, il sole e` appena tramontato. Arrivo in cima, e` il punto piu` alto dal quale si puo` osservare il panorama, ed ecco il Gange che si dispiega attorno a me. La fuliggine di fuochi accesi mi entra negli occhi.
“Hallo sir! Bentornato sir, dov`e` il suo amico stasera?”
“ Brahm! Sei qui? Ti ho cercato ogi ma non c`eri.”
“Oggi non lavoravo , sono rimasto a casa con mia madre a coltivare vegetali, dall`altra parte del Gange.” Ecco dov`ero… a Manikarnika ghat, il crematorio piu` famoso di tutta Varanasi, dove le pire funerarie rimangono accese 24 ore su 24 e si bruciano circa 200 corpi umani al giorni. Brham e` un intoccabile , un Dom per la precisione, ossia un addetto alla cremazione. Questo piccolo uomo dall`aspetto innocuo brucia circa 30 persone al giorno. Mi ha spiegato tutto il procedimento: dopo un`ora e mezzo bisogna spaccare il cranio per permettere all`anima di uscire, e quando le gambe sono ben bruciate spezza anch`esse con un bastone di bamboo all`altezza del ginocchio e le riutilizza come legna per risparmiare. I parenti dei trapassati, con I capelli rasati accendono la pira funeraria utilizzando il fuoco di Shiva, un fuoco che, secondo la versione di Brham, e` acceso da tremila anni, e si trova proprio al di sotto dell`edificio nel quale mi trovo.
Osservo la scena sottostante, le cataste di legna che ardono e la fuliggine mi si appiccica ai vestiti- legna e carne umana- Vedo I scheletri, la carne che bruciando pian piano scompare o si annerisce.
Improvvisamente, tanto per rendere piu` surreale il tutto, si alza un forte vento. Il fuoco avvampa e la legna ardente cade da una pira funeraria, scoprendone il cadavere sotto. Bronzeo. Perfettamente bruciato da ogni lato ma non ancora carbonizzato. Mi giro da un`altra parte e mi guardo attorno. Brahm e` sparito. Sadhu fumano attorno a me, indiani dallo sguardo allucinato mi osservano icuriositi. Improvvisamente sento una voce amichevole. E dal buio circostante spunta la silhouette di Alee, un Americano di origine iraniana che ho conoscuito questo pomeriggio.
“Sei venuto allora, ten e sei ricordato.”
“Si cero.” Mento.
“Il sole e` appena tramontato, al mein ghat e` cominciata la puja, non possiamo perdercela.”
La puja, la cerimonia che si tiene ogni sera a Varanasi. Gli abitanti ormai ci sono abituati ma sui turisti esercita sempre un certo effetto.
“andiamo allora.” Percorriamo gli oscuri ghat lungo I Gange. Il ghat della puja non e` lontano e ne posso gia` sentire in lontanaza la musica ipnotica. Seguo Alee e in pochi minuti siamo sul posto. C`e` un sacco di gente, molta illuminazione e molte musiche differenti che si confondono l`una sull`altra. Lung oil Gange I sacerdoti agitano fiaccole e incense. Rimaniamo una mezzoreta ad osservare rapiti la scena ignorando I soliti indiani che si avvicinano cercando di venderci qualcosa. Rifletto che questa e` proprio la citta` di Shiva, dio della distruzione, della liberazione dai legami, della danza e dell`estasi. La citta` e` piena dei suoi simboli, alcuni dei quail risalenti ad un epoca antecedente l`induismo stesso: I serpenti intrecciati, il simbolo del toro, il simbolo fallico del lingam, tutto si mescola a Varanasi assieme alla musica ipnotica, ai sadhu che fumano imperterriti un chillum dopo l`altro, ai corpi umani in fiamme (proibito fare foto ovviamente). Rimango ad osservare la scena ancora un po` fino a che il rumore del vento che alza pulviscolo e cenere ci costringe a rifugiarci nella citta` vecchia, in cerca di un altro locale dove ascoltare la musica di Varanasi…”

e, se le carica ecco alcune foto, anche se parecchie sono venute un po` sfocate
http://picasaweb.google.com/cioniantonio/Varanasi
ciao adesso, ci vediamo in Nepal

sabato 14 aprile 2007

Le mille e una notte

Viaggiare in India si rivela sempre un`avventura. In un paese cosi` pieno di contraddizioni tutto puo` succedere.
Negli ultimi dieci giorni ho percorso la strada verso Varanasi, la citta` di Shiva, il luogo dove gli hindu vanno a morire. Avrei potuto semplicemente prendere un treno e farmi 15 ore di viaggio da Haridwar, sotto Rishikesh, vino a Varanasi, ma ho preferito seguire un percorso alternativo, sostando dove volevo e allungando cosi` notevolmente il viaggio. Il mio viaggio comincia ad Haridwar, citta` sacra non piu` grande di Perugia, dove si terra` la prossima Maha Kumbh Mela. L`ultima si tenne nella citta` di Hallahabad, e furono 70 milioni, provenienti da tutto il mondo, le persone che parteciparono (bella festa eh?). Mi chiedo come la tranquilla e pacifica cittadina di Haridwar possa sopportare un afflusso simile. Sosto poco ad Haridwar, giusto il tempo di decidere grosso modo l`itinerario che seguiro` e ne traccio due potenziali. Il percorso piu` breve per giungere a Varanasi e` indubbiamente seguire il corso del Gange attraverso lo stato dell`Uttar Pradesh, ma sinceramente non mi attira troppo. Ci sono alcune grandi citta` ma niente di speciale, niente per cui valga davvero la pena allungare il viaggio. L`altra strada, piu` lunga, consiste nell`attraversare l`antico territorio noto come Bundelkhand, una terra semidesertica piena di antichi palazzi, fortezze abbandonate e tipici e caratteristici villaggi indiani tutti da scoprire; l`unico problema e` il caldo soffocante che avvolge le polverose colline del Bundelkhand. Ho sentito parlare anche di banditi che infestano la zona ma il loro obbiettivo sono le forze dell`ordine, non i turisti. Mentre penso al dafarsi maggiando un paneer butter masala (zuppa piccante di vegetali e formaggio) sento provenire dalla strada un gran baccano. Chiedo cosa sta` succedendo e un indiano mi risponde: "sono le elezioni. Tra pochi giorni ci saranno le elezioni in UP (Uttar Pradesh)" Osservo i manifestanti passare. Caos, confusione, inni antimussulmani. E` una dimostrazione del BJP, il partito dei fondamentalisti hindu che porto` l`India sull`orlo di una guerra termonucleare alcuni anni fa. "tutto l`UP adesso e` sotto le elezioni, c`e` molta tensione." Cominciamo bene.

In questi dieci giorni sono successe troppe cose e non potendo scriverle tutte nella pagina di un blog, mi limitero` a riportare alcuni estratti dal mio diario sulle tappe fondamentali giusto per dare un`idea.


AGRA E FATEHPUR SIKRI




La mia prima tappa e` Agra, la citta` del Taj Mahal. Tutte le persone che ho finora incontrato nel mio viaggio, compresi gli stessi indiani, mi hanno ripetuto la stessa frase: "don`t trust no one in Agra." Agra e` in qualche modo la citta` dei record: Ad Agra potete ammirare non solo il Taj Mahal ma molti dei piu` bei capolavori prodotti dalla cultura Moghul: Sikandar, il mausoleo di Akbar, dove cervi e scimmi pascolano pacifici nei giardini riproducendo le descrizioni del paradiso che troviamo nel Corano; il forte rosso di Agra, imponente e lussuossissima fortezza dove si svolgeva la vita di corte degli imperatori moghul; Fatehpur Sikri, ora una citta` fantasma, ma un tempo sfazosa corte che ospitava l`harem dell`imperatore Akbar. Agra possiede anche un altro primato: e` la citta` indiana che vanta la classe politica piu` corrotta. I soldi staziati dalla societa` archeologica indiana per il restauro del Taj sono misteriosamente spariti, ma tutta l`India sa che sono caduti in mano ai politici di Agra per pagare la polizia cosi` da farne la propria forza privata. Inoltre la citta` vive quasi esclusivamente di turismo occidentale, percio` Agra e` anche il luogo in cui maggiormente vengono compiute truffe a danno dei turisti. Insomma se volete vedere il Taj e le altre bellezze architettoniche di questa citta` dovete armarvi di pazienza, ed essere inflessibili con tutti, o altrimenti essere disposti a pagare un sacco di soldi. Riesco incredibilmente a trovare un risho` che pratica prezzi fissi e lo assoldo per l`intera giornata, riesco cosi` a visitare tutto cio` che Agra offre in un solo pomeriggio. Non entro a vedere il Taj, e` veramente troppo caro e mi accontento di osservarlo dall`altra parte della Yamuna, il fione che taglia la citta`. C`e` un`atmosfera diversa rispetto a New Delhi e lo si nota parlando con la gente. Sono tutti piu` sorridenti e viscidi allo stesso tempo. Decido di non sostare molto in citta`. ...La storia di Agra e` in compenso di gran lunga piu` interessante del suo presente. Per un certo periodo di tempo fu capitale dell`impero moghul. I Moghul, lontani parenti di Gengis Khan e Tamerlano, ormai convertiti all`islamismo erano piuttosto aperti in fatto di religioni e sopratutto interpretavano il Corano un po` a modo loro. Akbar, uno dei piu` famosi imperatori Moghul, aveva trecento mogli e cinquemila concubine. Era inoltre un convintissimo sostenitore dell`uso di stupefacienti. Beveva ogni giorno oppio in forma liquida o bhang, e non solo, obbligava anche le mogli e le serve a fare altrettanto sostenendo che la droga avesse il dono di rendere le donne piu` sensuali. Fu Saha Jahan, figlio e successore di Akbar, a progettare il Taj. La storia racconta che Sahah Jhan progetto` la meraviglia in onore alla sua moglie preferita quando essa mori` dando alla luce il suo quattordicesimo figlio. Si dice anche che il sovrano passo` gli ultimi giorni della sua vita osservando malinconicamente dal forte rosso di Agra la tomba marmorea della sua amata. Purtroppo la realta` non e` cosi` romantica. Shah Jhan infatti, oltre ad essere la fotocopia del padre per quanto riguarda donne e droghe, era anche stato iniziato, fin dalla prima giovinezza, ai misteri del sufismo; per di piu` era il piu` grande architetto dell`epoca (progettava palazzi dall`eta` di 16 anni).I moderni studiosi indiani e non sostengono che il Taj non sia semplicemente un monumento all`amore romantico, ma la riproduzione del trono di Dio in terra. Saha Jhan progetto` infatti il palazzo seguendo gli insegnamenti del sufismo e cercando di ricreare le misure perfette di quello che doveva essere il trono di Allah. Penso` veramente a tutto e persino la luce del sole nelle differenti ore del giorni ha un ruolo in questo complesso rituale architettonico. La cosa piu` interessante e` che, dove dovrebbe trovarsi il trono di Dio Shah Jhan progetto` a propria tomba. Un modo molto sottile per celebrare se stesso e la propria personalita` .
Affascinato dalla storia decisi di girarmi la maggior parte dei luoghi dove si era svolta la vita dei moghul: il forte rosso, la fortezza abbandonata di Fatehpur Sikri vicino al deserto del Rajastan, Sikandra, la toma di Akbar, che egli volle simile al paradiso terrestre ed infine il Taj. Devo dire che girovagare per tali palazzi cosi` ricchi di storia si e` rivelato interessante, ma il prezzo da pagare e` comunque molto alto. Nei pressi di Fatehpur Sikri ho rischiato per la prima volta di essere rapinato (e` una storia lunga, ma ne sono uscito indenne) e trattare con i risho` driver di Agra puo` rivelarsi davvero stancante e a volte, soprattutto se avete un gran zaino in spalla, tendono a diventare aggressivi; oltretutto la citta` pullula di comizi elettorali. Il partito del BJP e quello del Congresso si sfidano per il controllo dell`UP, uno stato strategico per la religione hindu, ci sono inoltre un mucchio di altri piccoli partiti che lottano per i diritti delle low casts o per i diritti delle donne, ma l`atmosfera sembra favorire il BJP.
L`ultimo bel ragalo Agra me lo lascia l`ultimo giorno proprio prima di prendere il treno. In stazione molta gente, persino la polizia, fuma (sigarette) e non vedendo cartelli con scritto vietato fumare mi accendo un bidi. Immediatamente arrivano due poliziotti e mi chiedono sottovoce prima 3000 poi 5000 rupie di multa. So benissimo che per una cosa del genere possono chiedermi al massimo 100 rupie e cerco di prendere tempo, insisto per pagare la multa direttamente all`ufficio della stazione. A quel punto mi lasciano andare dicendomi che per questa volta fanno i buoni. Ma la faccia da buoni non ce l`hanno.


ORCHA




Dal mio diario: "...Finalmente sono arrivato ad Orcha. Avevo inizialmente pensato di rimanere un mezza giornata in questo piccolo paesino perso nelle colline desertiche del Madhia Pradesh, e invece dovro` rimanere molto di piu` per due motivi. Primo a causa delle elezioni tutti i mezzi sono in sciopero e dovro` rimanere qui almeno tre giorni, ossia fino al 7 Aprile, termine delle elezioni; secondo perche` negli ultimi giorni sono stato colpito da buona parte dei malanni che possono cogliere un viaggiatore: avvelenamento alimentare, asma, febbre alta, infezione cutanea nella schiena ed anche un simpatico colpo di calore, contro il quale l`unico rimedio efficace e il fresco, che non c`e`. Devo dire pero` che, nonostante il mio precario stato di salute rimanere ad Orcha e` stata la scelta giusta. Questo piccolo villaggio nel deserto e` semplicemente delizioso (se solo fosse possibile ritirare denaro sarebbe anche meglio), un tempo era la capitale del misterioso regno dei Bundela, regno che anche durante la dominazione Mughul, rimase fedele alle sue radici hindu, ed e` oggi ancora possibile osservare gli antichi templi dedicati a Shiva e Parvati e l`antico forte che troneggiano sul piccolo paese. Ma non sono i monumenti a piacermi di Orcha, e` l`atmosfera. Qui i turisti dei viaggi organizzati si fermano al massimo una o due ore e il loro contatto con gli abitanti e` davvero minimo. Orcha e` riuscita in qualche modo a salvarsi dalla marea del turismo di massa che invade il resto dell`India, qui non c`e` la sensazione dell`affare, non c`e` la frenesia che altrove in India si nota. La gente e` povera ma non misera e non cercano in maniera estenuante come ad Agra di farmi comprare le loro merci. Dal Tetto del mio albergo topaia si vede tutto il paese e attorno ad esso soltanto polvere, deserto e terra riarsa dal sole e la rovina di qualche tempio che spunta qua e la` tra le colline. La notte il bazar si anima ed e` facile passare tutta la giornata conversando con gli abitanti del posto, sapere come lavorano, quali sono i loro problemi, e in mattinata incontro la stassa gente della sera precedente al fiume, a fare il bagno al fiume. E` facile abituarsi a vivere in un posto cosi` tranquillo e romantico ma rimanere qui sarebbe una follia. Il mio viaggio e` ancora molto lungo e ci sono ancora troppi luoghi da visitare. Inoltre sto` finendo i soldi e devo trovare una banca o un atm per fare il pieno. Spero di star meglio domani, il caldo comincia davvero a farsi sentire..."


KHAJURAHO



"...Finora nei miei viaggi ho conosciuto un sacco di personaggi che si sono uniti a me, alcuni per una giornata solamente, o anche meno, altri per piu` giorni, indiani, canadesi, tedeschi, un argentino, anche una coppia di israeliani. Finora pero` non ho mai incontrato un tipo interessante come Colin. Lo incontro alla stazione di Jhansi mentre aspetto l`autobus per Khajuraho. Mi offre una coca cola e facciamo amicizia. Colin e` un irlandese di 44 anni, ex pilota di formula 1 dopo un incidente si e` ritirato ed ora vende auto in UK ma non gli piace gran che. Vuole vedere se riesce a concludere qualche buon affare in India e attualmente si sta` mantenendo il viaggio spedendo pacchi di viagra ad un amico, il quale li rivende in England e gli ricarica la carta una volta al mese. Guadagna cosi` facendo 400 starline al mese, piu` che sufficienti per viaggiare in India. Mentre attraversiamo in bus le desertiche colline del Madhia Pradesh mi parla a lungo delle molteplici opportunita` che un paese come l`India oggigiorno offre e mi segno meticolosamente tutto. Le elezioni sono finite ma a quanto pare ci sara` una specie di ballottaggio. Non sono nello stato dell`UP quindi e` difficile avere informazioni. Il mio amico e` piu` informato di me anche su questo perche` e` riuscito a rimorchiare una giornalista indiana, che gli fa avere le notizie in anteprima. Mentre parliamo osservo il paesaggio circostante: cespugli, case diroccate occasionalmente qualche donna indiana vestita col tradizionale sari che porta vasi sopra la testa sotto il cocente sole di mezzogiorno; attorno a me solo deserto, polvere e qualche collina. E` la terra del bundelkhand, un tempo patria di potenti e prosperi regni che vennero successivamente dimenticati. Questo posto e` tagliato fuori dalle principali arterie stradali indiane, e la terra e` povera d`acqua; a nessuno interessa ormai piu` la terra del Bundelkhand, eccetto ai banditi in cerca di rifugio ma nasconde bellissimi templi e fortezze di tempi passati tra cui il complesso di Khajuraho. Khajuraho, ovviamente meta di viaggi organizzati e quindi, a differenza delle terre circostanti e` un luogo molto turistico. Nel 19simo secolo un ufficiale inglese scopri` dei templi hindu abbandonati nel Bundelkhand. Risalenti al x secolo erano rimasti in qualche modo intatti fino ad oggi, sopravvivendo alla furia iconoclasta dei mussulmani. I templi di Khajuraho sono famosi sopratutto per le sculture erotiche che ne ornano le pareti esterne: immagini di uomini dei e persino animali in amplesso gli uni con gli altri, lascito del periodo tantrico indiano, conclusosi proprio al suo apice verso il x xi secolo con l`arrivo dei mussulmani. Rimango a Khajuraho alcuni giorni, devo ancora riprendermi e rimettermi in salute, prima di Varanasi, la citta` di Shiva. Khajuraho a differenza di Orcha non ha niente del villaggio tradizionale indiano, i prezzi sono alti ma e` un buon posto per conoscere gente che viaggia, non solo occidentali ma anche ragazzi e ragazze indiane provenienti principalmente da Mumbay che si godono le vacanze estive..."
"...In questi 10 giorni di viaggio attraverso le aride colline, tra caldo e febbre, tra palazzi e templi tra citta` avvolte da una cappa di tensione a causa del clima elettorale sono troppe le impressioni e le sensazioni e questo breve resoconto non e` sufficiente a trasmettere l`India che vedo, ma per adesso piu` non si puo` fare. E` notte e sono nel vagone letto del treno diretto finalmente a Varanasi, la citta` di Shiva. La raggiungero` domattina con le prime luci dell`alba."


...e stavolta le foto sono di piu`

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domenica 1 aprile 2007

Danze estatiche in onore di Shiva e un tuffo negli anni sessanta

Negli ultimi giorni che trascorro a Rishikesh l`atmosfera diventa sempre piu` distesa. L`estate avanza rapidamente e con essa avanzano anche le masse di turisti indiani che sostituiscono quelli occidentali.E` in una di queste notti che mi ritrovo ad assistere finalmente ad una vera e propria festa popolare hindu. La festa e` in onore della dea Durga, colei che vinse i demoni, e si svolge all`interno di un modesto tendone variopinto. Maschi e femmine siedono separati in terra, gliuni sul lato sinistro le altre sul destro, e il sacerdote, somigliante nei modi di fare piuttosto ad un cantante di liscio romagnolo, chiede continuamente alla folla di alzare le mani alla dea per ottenere la realizzazione dei propri desideri. Alle sue spalle I musicisti, davvero bravi di harmonium, tabla e sitar che continueranno a suonare dale dieci di sera fino all`alba, e dietro di loro le statue di cinque divinita`, adornate con lucine intermittenti natalizie che gli indiani trovanmo deliziose. Il tutto non sembrerebbe troppo dissimile dalle nostre sagre paesane.

Ogni due ore circa entra nel tendone un attore/danzatore, per lo piu` adolescenti, probabilmente iscritti a qualche scuola di danza locale, mascherato da divinita` hindu e svolge una breve recitazione del suo ruolo.
Infine, a meta` nottata, entra in scena il dio Shiva accompagnato dalla consorte Parvati. L`amosfera cambia bruscamente e i due attori, davvero bravi, si esibiscono accompagnati da una musica ache si fa sempre piu` incalzante e ipnotica. Infine l`attore che interpreta Shiva si esibisce nel Tandaw, la danza estatica del dio. Per chi non conoscesse il mito Shiva rappresenta il lato piu` selvaggio dell`esistenza; nel pantheon hindu e` colui che dissolvera` l`universo alla fine dei tempi ma rappresenta, similmente al Dioniso greco, il dio dell`estasi, dell`ebbrezza ma anche dello yoga, dell`ascesi e dei poteri magici. Anticamente la sua danza, riservata agli uomini, era praticata per ottenere il favore e la presenza del dio ed accedere a trance estatiche; veniva spesso portata avanti fino allo svenimento del danzatore cosa che poteva avvenire anche dopo un`intera giornata di danze.
La piccolo rappresentazione alla quale ho partecipato pur non avendo ovviamente nulla di tutto questo, e` stata comunque interessante. Una donna a lato del pubblico osservando l`attore danzare, improvvisamente comincia ad ondeggiare. Pochi ci fanno davvero caso tranne una sua amica che la afferra per il braccio e cerca di trattenerla.
Improvvisamente la danza raggiunge il suo culmine e la folla comincia all`unisono ad intonare il mantra in onore di Shiva `Om namah Shivay`. Al che la donna ondeggiante si libera dell`amica e comincia a danzare con il dio urlando come un`ossessa (cosa che in teoria dovrebbe essere). L`attore si ferma ed anche il pubblico, la musica purtroppo cessa. Sembra che molti nel pubblico non si aspettassero qualcosa del genere ma non sembrano troppo sconvolti, quanto piuttosto piacevolmente sorpresi. La donna si lancia infine ai piedi dell`attore e singhiozzando glieli bacia. La folla esplode in uno scroscio d`applausi. Dopodiche` il sacerdote porta dell`acqua alla donna e la accompagna fuori. La festa riprende.
Scene del genere dovevano essere il fulcro delle feste in onore agli dei nei tempi antichi dell`India e sono tradizioni che inevitabilmente si stanno perdendo. Non credo che la musica si sarebbe fermata ed anzi forse altre persone si sarebbero unite in una danza collettiva magari.
Putroppo ho poche informazioni sulle danze estatiche indiane per poter dire di piu`.

Nella mia ultima giornata a rishikesh decido di visitare il famosissimo ashram dove I Beatles vissero per alcuni mesi negli anni sessanta. Per chi non fosse un amante della storia dei Beatles, I 4 di Liverpool si recarono, verso la meta` degli anni sessanta, in cerca di un guru in India. Il guru, e l`ashram, lo trovarono proprio qui a Rishikesh; si trattava del famoso Maharishi, considerato un grande yogi nonche` uomo di elevate spiritualita`. Gli astrologi amanti della new age fanno iniziare l`era dell`acquario proprio il giorno in cui I Beatles si recarono dal Maharishi, e in effetti a pensarci bene, come evento d`inizio della new age ci puo` stare, perche` in fondo la storia dei Beatles a Rishikesh anticipa tutto il processo di nascita vita e morte del fenomeno new age.



Inizialmente I Beatles si trovarono bene: un mondo nuovo, una sorta di paradiso in terra (doveva esserlo davvero). Spazio per meditazione, discussioni di filosofia, liberta` fratellanza, spiritualita` e quant`altro. Con I Beatles ovviamente arrivarono molte alter persone attratte dalla fama del luogo e il Maharishi comincio` ad arrichhirsi con il suo ashram. Fu quando il grande santo decise di acquistare la seconda rolls Royce che Paul decise di mollare quel luogo. “Qui sta` succedendo qualcosa di strano. Io me ne vado.” E si porto` via gli altri tre.
Dopo alcuni anni il Maharishi fu costretto a scappare dall`India perche incriminato di frode fiscale e l`ashram, il suo bellissimo ashram, fu tristemente chiuso al pubblico e lasciato andare in rovina per 40 anni.
E` comunque ancora oggi estremamente stimolante, se riuscite a scavalcare il muro senza che il guardiano vi becchi, fare due passi in questo luogo icona e simbolo dei pregi e difetti dello spirito anni sessanta.


Sono le ultime sere di Rishikesh e saluto un luogo al quale mi ero gia` affezionato. Mi rechero` lentamente verso sud est, verso Varanasi la citta` di Shiva, sostando dove riterro` piu` opportune lungo la strada, mentre gia` incalza la calura della torrida estate Indiana…


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Le foto della danza non ce le ho che non avevo la macchina, in compenso ho fotografato l`ashram, o meglio cio` che ne rimane. Ciao adesso