lunedì 30 aprile 2007

Nepal, l`ultimo regno hindu

Dopo 24 ore di autobus raggiongo Kathmandu all`alba. Nepal. L`atmosfera nepalese e` diversa da quella indiana. L`India e` un subcontinente, il Nepal un piccolo regno di frontiera dalla situazione politica molto instabile situato nel cuore dell`Asia, punto d`incontro della cultura indiana con quella tibetana. Il Nepal conta circa 20 milioni di abitanti, una centinaio di gruppi etnici e una cinquantina di differenti linguaggi (non stiamo parlando di dialetti, ma di veri e propri linguaggi). Un mosaico etnico dove tutto si mescola.Per un paio di giorni vago per Thamel, l`animato e turistico centro bazar di Kathmandu, tra negozi e bancarelle. Sono talmente fortunato che faccio amicizia con un Nepalese piuttosto benestante, che lavora per una ditta di import export. Gli dico che sono potenzialmente interessato a fare affari con lui e per conquistare la mia fiducia mi porta in taxi in giro per la citta`, mostrandomi tutti i posti che volevo visitare e pagando tutti i biglietti d`ingresso, le corse in taxi e perfino il pranzo. I templi buddhisti sono pieni di elementi hindu e viceversa. Chiedo al mio amico quale e` il suo credo religioso e mi risponde che in Nepal "quello che e` buono lo si segue", che sia hinduismo, buddhismo o sciamanesimo se una meditazione, un aforisma o una pratica religiosa porta risultati positivi la si segue.Mentre il sole tramonta il bazar di Thamel diventa, se possibile ancora piu` animato: dai pub si comincia a sentire musica dal vivo, e anche qui tutto si mescola: rock anni sessanta, musica tecno, buddha bar, musica tradizionale nepalese, indiana tibetana. Per la prima volta dopo quasi due mesi mi bevo una birra appoggiato al bancone di un pub; lo stereo suona una versione chill out della colonna sonora di Ultimo tango a Parigi, e mi torna in mente, forse con un pizzico di nostalgia, l`ultima birra bevuta appoggiato ad un bancone, in Italia. I locali sono pieni di turisti, soprattutto israeliani ma anche molti nord europei, ed e` facile conoscere gente. Quasi tutti sono venuiti in Nepal per fare trekking nell`Himalaya, l`idea comincia a piacermi, non tanto per il trekking, attivita` che non mi ha mai interessato, quanto piuttosto per la possibilita` di entrare in contatto con le popolazioni locali e con le minoranze etniche nepalesi.Molti turisti mi mettono in guardia nei confronti dei guerriglieri maoisti. I maoisti controllano la maggior parte delle zone selvagge e obbligano gli stranieri che incappano in qualche pattuglia rivoluzionaria a pagare la tassa di Mao. Due turisti americani mi dicono che hanno dovuto sborsare 100 dollari a testa; dopodiche` i maoisti lasciano persino una ricevuta che attesta il pagamento, e se il turista incontra un`altra pattuglia mostrando la ricevuta viene esentato dal pagamento. Sono comunque molto fiducioso. Ho letto in un giornale indiano che i guerriglieri hanno abbandonato le armi (spieghero` poi perche`) da qualche settimana. Perfetto. Non mi resta che assoldare una guida locale e partire. Sara` una lunga camminata.




VIAGGIO A LANGTANG


Questo viaggio a Langtang si e` rivelato un`esperienza preziosa, ma troppo lunga da descrivere in un post, mi limitero` a descriverne i momenti salienti. Riassumendo brevemente ho camminato per 8 giorni nelle vette e nelle colline himalayane raggiungendo la quoto di 4300 metri ed entrando in contatto con il gruppo etnico dei Tamang, punto d`incontro tra la cultura tibetana e quella nepalese. Ho incontrato ovviamente altri turisti che facevano lo stesso giro, soprattutto ragazzi israeliani appena usciti dal servizio militare (sarebbe interessante anche scrivere un articolo sul pessimo rapporto tra gli israeliani influenzati da tre anni di pesante servizio militare, e i nepalesi che non li sopportano) e i posti che ho visitato erano raggiungibili solo a piedi. Nel mio settimo giorno ho avuto un incontro con i guerriglieri maoisti.

...il pullman si ferma in un villaggio di dieci case. Io e Shyam, la mia guida, ci fermeremo qui per la notte. Shyam ha circa trent`anni, e` sposato e fa parte di un gruppo etnico del Nepal occidentale. Ci stiamo dirigendo verso i laghi ghiacciati di Langtang, un selvaggio territorio a nord della valle di Kathmandu, al confine col Tibet. I Tamang, l`etnia locale sono culturalmente molti vicini ai tibetani, ma i loro tratti somatici sono indiscutibilmente nepalesi. Ci sara` da camminare otto giorni di fila, dalle sei alle nove ore al giorno, a seconda di quanto veloce riesco ad andare e ci spingeremo fino oltre i 4300 metri d`altitudine. Sono talmente poco avvezzo a questo genere di cose che decido di non comprare scarpe e giacchetto adatti e realizzo troppo tardi che, oltre i 4000 metri, un giacchettino di jeans e un paio di scarpe comprate dal soldini non sono sufficienti. Va be`, speriamo bene...Il secondo giorno raggiungiamo un piccolo villaggio dove ci fermeremo per la notte. Cerco di rilassarmi nella mia camera, ma una ripetitiva musica proveniente dal tempio locale me lo impedisce. Esco a vedere cosa succede e trovo tutto il villaggio impegnato nel preparare quella che sembra un`importante festa. Chiedo informazionialla mia guida e scopro che si tratta di un rituale funebre. "Quarantacinque giorni fa e` morta una donna molto anziana, benvoluta da tutti in paese, poiche` aveva il potere di guarire. Stanotte tutto il villaggio festeggiera` la dip[artita finale della sua anima, danzeranno fino alle cinque di mattina." Mi torna in mente il libro tibetano dei morti, dove si dice che l`anima del defunto vaga per 45 giorni nel Bardo (visione, mondo) della morte, facendo l`esperienza di visioni terribili o sublimi. Dopo i 45 giorni l`anima si distacca definitivamente dal corpo. E` per questi che i tibetani non bruciano i corpi dei morti come gli hindu, ma li sotterrano come i cristiani, per dare tempo all`anima di distaccarsi completamente. Entro in punta di piedi dentro il tempio da dove viene la musica. Una luce rossa avvolge i monaci e i musici attorno a me. Al centro del piccolo tempio una statua vestita di bianco costruita per l`occasione siede rivolta verso le immagini sacre dandomi le spalle. E` talmente verosimile che inizialmente la scambio per una persona. Shyam mi spiega che rappresenta una forma del Buddha. I musici continano a suonare dei grandi tamburi e delle trombe mentre alcuni sacerdoti recitano continuamente una litania leggendo delle pergamene. Chiedo a Shyam cosa stanno facendo e lui mi spiega che stanno leggendo un tantra che indichera` all`anima defunta la strada sttraverso le visioni. Chiedo se si tratta del libro tibetano dei morti ma Shyam non sa rispondermi, gli chiedo anche se i Tamang sono buddhisti e mi risponde esattamente come il mio amico di Kathmandu: "Quello che e` buono lo seguiamo. I sacerdoti pregano anche gli dei hindu e alcuni anche gli spiriti bon (lo sciamanesimo tibetano). Meglio non rischiare con gli spiriti." Le danze vanno avanti tutta la notte, e il rituale funebre diventa un`allegra e movimentata festa paesana dove tutti danzano fino allo sfinimento. Davvero un`interessante visione della morte. Svengo stanco nel letto, domani mi svegliero` alle 6 del mattino e non posso permettermi di reggere fino all`ultimo. Mi addormento pensando che forse anche a me piacerebbe: una festa per il mio funerale.

...Sono di ritorno dai laghi ghiacciati, il mio settimo giorno di viaggio, ho le ginocchia a pezzi e finalmente raggiungiamo un villaggio. Non appena superate le prime case sento una voce che parla da un megafono, e svoltato l`angolo mi compare davanti un comizio maoista. Il paese e` piccolo, circa 12 case e ci saranno circa trenta persone ad ascoltare il dibattito. Mi rendo conto che le persone che stanno parlando sono i guerriglieri e Shyam conferma il mio sospetto. Eccoli qua, i guerriglieri maoisti. Ho circa l`equivalente di 10 euro in tasca, dopodiche` sono al verde, quindi sicuramente 100 dollari non me li chiedono. Mi metto in prima fila e, anche se non capisco la lingua nepalese rimango ad ascoltarli tutto il pomeriggio facendomi tradurre quanto possibile da Shyam. Sembrano molto motivati.
Prima della fine del dibattito entro nella guest house dove alloggio per mangiare qualcosa. Dopo un quarto d`ora la stanza si riempie di gente, sono i maoisti, il dibattito e` finito. Sono da solo al momento e i guerriglieri parlano tranquillamente tra loro e sembrano ignorarmi completamete. Non hanno armi da fuoco ma come tutti i nepalesi che abitano questa zona, sono armati di Khukuri, la letale lama corta ricurva tipica del Nepal, utilizzata dalle popolazioni montane per tagliare la legna e difendersi dagli animali selvaggi. Mi sento leggermente fuori luogo. Nessuno di loro parla inglese. Poi arriva la mia guida e il capo guerriglia mi chiede la tassa di Mao. Shyam gli spiega che sono uno studente squattrinato e sono di nazionalita` italiana. Il capo mi dice di mettere quanto me la sento, anche niente. Gli do` la meta` dei miei soldi, ossia 5 euro, dopodiche`, grazie a Shyam, comincio a parlare con i maoisti, i quali mi spiegano pazientemente la situazione politca del Nepal. E` una storia molto interessante che riassumero` brevemete.
Il Nepal, piccolo paese di frontiere schiacciato tra India e Cina e` l`ultima nazione nel mondo ad essere ancora governata da un re hindu. Il popolo, soprattutto le etnie povere delle montagne, richiede da anni una costituzione piu` equa per le fasce meno abbienti della popolazione, cosa che la famiglia reale ovviamente non se la sente di concedere. Cosi` alcuni anni fa spuntano fuori i guerriglieri maoisti che cominciano a controllare le campagne rapinando turisti e attaccando le guarnigioni militari. La situazione raggiunse l`apice nel 2006 quando il re instauro` un regime militarista di terrore. Ogni sospettato di collaborazione maoista veniva arrestato e anche ucciso dalle forze dell`ordine. Il tutto sfocio` in una rivoluzione. Per diciannove giorni si fece fuoco a Kathmandu, e al termine della rivolta il re venne destituito dalla maggior parte de suoi poteri e il governo ne usci` rafforzato. Ma secondo la gente il re muove ancora le fila del governo segretamente. Dietro la figura monarchica, sempre secondo le poersone da me incontrate, si nasconde il governo amercano che ovviamente non vuole un Nepal comunista. L`America agisce tramite l`India, paese democratico di centrosinistra che si sta liberando dell`influenza yenkie ma che viene ancora da molti considerato il cane da guardia americano dell`Asia meridionale.
Nel Marzo 2007 (lo vengo a sapere in India leggendo un giornale) si giunge finalmente ad un accordo tra governo e guerriglieri. Cinque capi guerriglia entrano a far parte del governo ma i maoisti devono gettare le armi. L`accordo funziona e i maoisti ora al governo richiedono immediatamente una nuova costituzione, per togliere definitivamente il potere al re. Il tutto verra` deciso dal popolo con una votazione che si terra` a Giugno. Ma la parte filomonarchica del governo non vuole concedere la votazione.
Molti parlano della possibilita` di una nuova rivoluzione se la votazione non sara` concessa.
Mi chiedo quale sara` il destino di un paese come il Nepal, stretto nella morsa di una politica internazionale imperialista e senza pieta`. Se il re otterra` nuovamente potere magari con un colpo di stato l`America avra` vinto la partita e i nepalesi vivranno sotto una dittatura militarista monarchica diventando uno stato satellite dell`India. Ma se vinceranno i maoisti? Il Nepal diventerebbe oviamente uno stato cuscinetto della Cina, ma sara` davvero il popolo a governarsi democraticamente, oppure il Nepal fara` la fine del Tibet, cadendo sotto la dittatura del popolo cinese? Guardando i guerriglieri vedo uomini semplici ma coraggiosissimi, pronti a morire per la liberta`, e sanno benissimo di danzare sul filo del rasoio, tra due superpotenze, la Cina e gli Usa, che possiedono entrambe armamenti ben superiori ai Khukuri (sono entrambe potenze nucleari); due superpotenze imperialiste decise a dominare il panorama politico economico asiatico, anzi mondiale.
E cosa puo` fare il piccolo nepal in mezzo ad due imperi cosi` agguerriti? Eppure questi guerriglieri sono fiduciosi, pronti persino a dare la vita per regalare ai propri figli il potere di autogovernarsi. Mi viene da pensare al fatto che noi in Italia questo potere in teoria ce l`abbiamo... le conclusioni le lascio a voi mentro salgo sull`autobus che mi riportera` a Kathmandu.


Stavolta le foto sono davvero tante, ma poche rendono davvero l`idea dei paesaggi himalayani
(scusate per l`errore ortografico dell`indirizzo sottostante ma d`altra parte...)
http://picasaweb.google.com/cioniantonio/WelcomeInNepal

3 commenti:

Unknown ha detto...

Ciao Antonio, mi chiamo Giorgio da qualche mese sono diventato amico di tuo padre. Io, Claudio ed un'altro amico di nome Tommy abbiamo messo su un trio musicale con l'intento di suonare country blues acustico. Domenica scorsa (29-04-07)ci siamo incontrati nella casina di Ponte alla Piera, mi ha raccontato del tuo viaggio e mi ha dato l'indirizzo del blog.
Sono stato in Nepal nel '94 e nel '98 e mi ha molto emozionato sapere che sei lassù perchè per me è stata un'esperienza bellissima.
Nel '94 ho viaggiato da solo anch'io e questo mi ha dato modo di vivere molto più a contatto con i Nepalesi, spesso durante i tragitti da un villaggio all'altro,camminavo insieme ai portatori che lavoravano per i turisti o per il rifornimento di merci alle locande dei vari villaggi. E' stato riscoprire un modo di relazionare che forse da noi non esiste più. Devo anche riconoscere che la non conoscenza della lingua parlata costringe ad affinare altri modi per comunicare e la cosa mi è piaciuta molto.
Ho visto le bellissime foto che hai scattato. Certo che c'hai una bella resistenza al freddo! Neve sui passi e giubbino di jeans! Ti mando un caro saluto, e spero di incontrarti al tuo ritorno per farmi raccontare di questo paese che a me è rimasto nel cuore.
Ciao da Giorgio.

cioni ha detto...

Grazie Giorgio. Il Nepal per molte cose e` cambiato parecchio dal `94, ma alcune cose, come la vita nei villaggio tradizionali e` rimasta piu` o meno la stessa. E` Kathmandu che e` cambiata, raddoppiando le sue dimensioni nel giro di 20 anni, e soprattutto la situazione politica. Sono molto incuriosito di come questa storia andra` a finire e di cosa succedera` dopo giugno. Spero che il Nepal non segua lo stesso destino di paesi come il Tibet, o il Sikkim, inglobati da paesi piu` grandi. Comunque so gia` che tornero` (magari con piu` soldi per togliermi tutti gli sfizzi) per esplorare meglio soprattutto il mondo delle etnie tribali nepalesi.
Ciao adesso

Anonimo ha detto...

ciao tony, ho finito or ora di leggere l'esperienza Nepalese, sono rimasto senza parole e davvero non so quasi cosa scrivere. tanta ammirazione per il coraggio delle persone che davvero vogliono cambiare qualcosa pur nell'icertezza, alla fine, di sapere come andrà a finire, in qualsiasi modo vada a finire. Bellissime anche le foto.
ciao tony, a presto