venerdì 24 luglio 2009

Canto di un pastore errante dell'Asia

Che vi piaccia o meno Leopardi non potrete non pensare alla sua poesia sui nomadi che percorrono questa parte di mondo mentre vi trovate nelle aride valli del Ladakh.
Questa terra, arida, difficilmente raggiungibile, al contrario di essere un luogo isolato dal mondo, e' stata per secoli un importante punto di passaggio della via della seta. Mercanti provenienti da tutta l'Asia (ed anche dall'Europa) hanno attraversato il paese degli alti passi trasportando con loro i prodotti di terre lontane, e con essi la loro cultura ed il loro sangue, creando in questa terra di nessuno che comprende oltre al Ladakh, parte dell'Afghanistan, dell'Hindu Kush, del Xinkiang (spero di averlo scritto bene) , del Tibet del Baltistan e dello Yarkhand un vero e proprio melting pot dove da secoli tutto si mescola eppure tutto sembra resti uguale. Adesso il modo di commerciare e' cambiato e questa terra di viaggi e avventurieri e' stata separata da confini, e i passi che prima univano l'Asia adesso la dividono in traballanti ed incerti stati nazione o province autonome dalla dubbia stabilita' politica. Migliaia di militari sorvegliano le antiche strade che una volta unificavano il Ladakh con i territori che oggi fanno parte di Pakistan e Cina rendendone impossibile il transito e causando la morte delle antiche strade un tempo ombelico del mondo.
Fortunatamente in alcune remote zone di questo arido paradiso esistono ancora popolazioni nomadi che non hanno abbandonato il loro stile di vita. A circa 250 kilometri a sud est di leh, nella zona dei laghi Tso Moriri e Tso Kar vivono ancora i nomadi Chang. La loro vita e' legata all'allevamento di animali e sono i maggiori produttori della lana Pashmina, da cui si ricava la preziosa lana Kashmira, cosi' ricercata dai regnanti e dai nobili inglesi, prima fra tutti la regina Vittoria.
Io e i miei amici abbiamo deciso di visitare per alcuni giorni la terra dei nomadi. Abbiamo trovato alcuni campi e sono riuscito a scambiare con essi alcune parole. Purtroppo la maggior parte di loro al momento si trova nei pascoli di alta montagna e sarebbero necessari giorni di viaggio a piedi per raggiungerli e purtroppo non ne ho il tempo. Ho potuto pero' dormire in uno dei loro villaggi fantasma nei quali si rifugiano durante i rigidissimi mesi invernali, quando la temperatura raggiunge i meno 40 gradi centigradi.
Per quanto poco ho potuto interagire con questi ultimi superstiti di un tempo che volge al tramonto, mi e' impossibile non raccogliere alcune impressioni sul loro stile di vita, uno stile di vita indubbiamente durissimo, legato indissolubilmente agli animali e al territorio, alle pochissime risorse cioe' che questa terra offre. I nomadi riescono a sfruttare il territorio al meglio, piegandosi ai suoi capricci, spostandosi continuamente per seguire il ricambio stagionale di risorse, cercando di non inaridire i pochi pascoli disponibili sfruttandoli eccessivamente. Ogni nomade dipende dal gruppo, e se possibile tra loro la vita comunitaria e' ancora piu' forte che nei remoti villaggi ladakhi. Il problema del singolo diviene ben presto problema collettivo,e benche' il valore individuale sia ritenuto di fondamentale importanza, la vita dell'uno e' intrinsecabilmente legata a quella del gruppo. Non esiste isolamento, sarebbe mortale.


Ma forse la cosa che colpisce di piu' e che mi fa pensare alla vita dei nomadi con un pizzico di invidia e' la mancanza di confini che questi paesaggi lunari himalayani suggeriscono all'occhio, e diventa facile lasciar correre la fantasia lungo le increspature della superficie del lago tso moriri, che riflette le variopinte cime delle piu' alte montagne del mondo e le stelle sopra di esse.


Finalmente sono riuscito a caricare alcune foto, anche se non sono molte e non sono un gran che. Forse riesco a caricare anche qualche video.

http://picasaweb.google.com/cioniantonio/CantoDiUnPastoreErranteDellAsia#


ECCO I VIDEO. Ho sofferto tanto per caricarli e alla fine non li ho potuti mettere su tutti. Pazienza, ci sono solo i piu' brevi.

http://www.youtube.com/watch?v=y7QHjD9gSh4
http://www.youtube.com/watch?v=0XxXVQT6HoE
http://www.youtube.com/watch?v=Mn2AsYLziPo
http://www.youtube.com/watch?v=lGmhvIfdISs
http://www.youtube.com/watch?v=-yFwbXDJ4KU
http://www.youtube.com/watch?v=AoDdAHj4GIw
http://www.youtube.com/watch?v=wkB3UP5m26w
http://www.youtube.com/watch?v=T44iMms2_WQ

mercoledì 8 luglio 2009

Mondi di autosussistenze






Ho avuto la fortuna di conoscere la mia bis nonna prima che morisse.
Ogni tanto le chiedevo com'era la sua vita da giovane. Mi rispondeva prima di tutto che c'era tanta miseria, come se fosse in un certo senso obbligata a dirlo; ma lo faceva sorridendo e subito dopo aggiungeva che c'era anche molta allegria e che si viveva tutti insieme, non come ora.
La societa' in cui vivevano molti contadini italiani cento, duecento anni fa era una societa' ancora comunitaria, una societa' dove le vite umane erano interconnesse. Certamente le persone avevano una coscienza di se' molto diversa da quella attuale, facevano parte di un gruppo, nel bene e nel male e la sorte del gruppo coincideva molto spesso con quella del singolo. Se c'era da mangiare c'era per tutti, se non c'era non c'era per nessuno.
Poi si e' affermato, come risultano di un economia basata sulla libera impresa e sul mercato mondiale, un nuovo concetto di vita, una nuova coscienza: quella individuale. La nostra societa' passo' lentamente da un'assetto comunitario a un assetto individualista che oggi, nel 2009, celebra incontrastato il suo trionfo. Il concetto e' che si nasce soli, si vive soli e si muore soli. Soli ma liberi di intraprendere qualsiasi iniziativa. E finora abbiamo celebrato grandemente i vantaggi dell'individualismo: la possibilita' del divorzio, la possibilita' di vivere lontano dai propri genitori, la possibilita' di vivere la propria vita e scegliersi il proprio lavoro nonostante le proprie origini.
Raramente pero' si sono nominati i difetti del miracolo economico e sociale della nuova era. Ed e' interessante perche' l'attuale societa' liberista ed individualista che sbandiera la liberta' e la diversita' come punti di forza sta producendo un mondo dove, perlomeno recentemente, sono invece sono la dipendenza e l'omologazione ad emergere. Dipendenza dal mercato globale ad esempio. Chi di voi riuscirebbe a vivere senza petrolio? Dipendiamo dai supermercati per l'alimentazione, che sono riforniti tramite camion che vanno a benzina. La luce elettrica e quindi i vostri frigoriferi per funzionare necessitano di petrolio. E l'omologazione: tutto il mondo sta cominciando ad ascoltare la stessa musica, mangiare le stesse cose e soprattutto avere gli stessi obbiettivi. Dipendiamo dal fatto che l'economia deve girare, che dobbiamo produrre e soprattutto consumare di piu' creando altri paradossi. E' sintomatico il fatto che l'Italia esporti quasi tanto olio di oliva quanto ne importi.
Ci abbiamo messo anni a cambiare e non riusciamo a vedere gli errori. Pensiamo che questo sia l'unico mondo possibile. Per questo e' importante conoscere la storia del Ladakh. Non perche' e' esotico, non perche' e' l'Himalaya, ma perche' qui sta' avvenedo esattamente lo stesso processo che avvenne in Europa, solo piu' velocemente.
E' ancora possibile vedere com'e' una societa' comunitaria e come si sta trasformando in una societa' individualista e imprenditoriale.
Nel Ladakh rurale non si nasce soli, non si vive soli e neppure si muore soli. L'intero gruppo partecipa attivamente sostenedo gli altri membri.
Cerco di spiegare a Dawa, il proprietario della mia guest house, che nei paesi industrializzati il fenomeno della depressione sta aumentando. Lui mi chiede cosa sia e io gli spiego che un depresso e' una persona cosi' poco felice da dover andare dal dottore per guarire. E' una notizia al di sopra della sua portata. Non la capisce e non ci crede. E' abituato ad avere un gruppo attorno a se che lo sostiene e di cui fa parte; anche se chiaramente a volte far parte di un gruppo puo' essere pesante e limitante credo che ci sia qualcosa da imparare sulla nostra vita e sulla nostra storia da queste persone prima che spariscano e si omologhino e si uniformino alla massa dei "liberi" individui.