mercoledì 8 luglio 2009

Mondi di autosussistenze






Ho avuto la fortuna di conoscere la mia bis nonna prima che morisse.
Ogni tanto le chiedevo com'era la sua vita da giovane. Mi rispondeva prima di tutto che c'era tanta miseria, come se fosse in un certo senso obbligata a dirlo; ma lo faceva sorridendo e subito dopo aggiungeva che c'era anche molta allegria e che si viveva tutti insieme, non come ora.
La societa' in cui vivevano molti contadini italiani cento, duecento anni fa era una societa' ancora comunitaria, una societa' dove le vite umane erano interconnesse. Certamente le persone avevano una coscienza di se' molto diversa da quella attuale, facevano parte di un gruppo, nel bene e nel male e la sorte del gruppo coincideva molto spesso con quella del singolo. Se c'era da mangiare c'era per tutti, se non c'era non c'era per nessuno.
Poi si e' affermato, come risultano di un economia basata sulla libera impresa e sul mercato mondiale, un nuovo concetto di vita, una nuova coscienza: quella individuale. La nostra societa' passo' lentamente da un'assetto comunitario a un assetto individualista che oggi, nel 2009, celebra incontrastato il suo trionfo. Il concetto e' che si nasce soli, si vive soli e si muore soli. Soli ma liberi di intraprendere qualsiasi iniziativa. E finora abbiamo celebrato grandemente i vantaggi dell'individualismo: la possibilita' del divorzio, la possibilita' di vivere lontano dai propri genitori, la possibilita' di vivere la propria vita e scegliersi il proprio lavoro nonostante le proprie origini.
Raramente pero' si sono nominati i difetti del miracolo economico e sociale della nuova era. Ed e' interessante perche' l'attuale societa' liberista ed individualista che sbandiera la liberta' e la diversita' come punti di forza sta producendo un mondo dove, perlomeno recentemente, sono invece sono la dipendenza e l'omologazione ad emergere. Dipendenza dal mercato globale ad esempio. Chi di voi riuscirebbe a vivere senza petrolio? Dipendiamo dai supermercati per l'alimentazione, che sono riforniti tramite camion che vanno a benzina. La luce elettrica e quindi i vostri frigoriferi per funzionare necessitano di petrolio. E l'omologazione: tutto il mondo sta cominciando ad ascoltare la stessa musica, mangiare le stesse cose e soprattutto avere gli stessi obbiettivi. Dipendiamo dal fatto che l'economia deve girare, che dobbiamo produrre e soprattutto consumare di piu' creando altri paradossi. E' sintomatico il fatto che l'Italia esporti quasi tanto olio di oliva quanto ne importi.
Ci abbiamo messo anni a cambiare e non riusciamo a vedere gli errori. Pensiamo che questo sia l'unico mondo possibile. Per questo e' importante conoscere la storia del Ladakh. Non perche' e' esotico, non perche' e' l'Himalaya, ma perche' qui sta' avvenedo esattamente lo stesso processo che avvenne in Europa, solo piu' velocemente.
E' ancora possibile vedere com'e' una societa' comunitaria e come si sta trasformando in una societa' individualista e imprenditoriale.
Nel Ladakh rurale non si nasce soli, non si vive soli e neppure si muore soli. L'intero gruppo partecipa attivamente sostenedo gli altri membri.
Cerco di spiegare a Dawa, il proprietario della mia guest house, che nei paesi industrializzati il fenomeno della depressione sta aumentando. Lui mi chiede cosa sia e io gli spiego che un depresso e' una persona cosi' poco felice da dover andare dal dottore per guarire. E' una notizia al di sopra della sua portata. Non la capisce e non ci crede. E' abituato ad avere un gruppo attorno a se che lo sostiene e di cui fa parte; anche se chiaramente a volte far parte di un gruppo puo' essere pesante e limitante credo che ci sia qualcosa da imparare sulla nostra vita e sulla nostra storia da queste persone prima che spariscano e si omologhino e si uniformino alla massa dei "liberi" individui.

Nessun commento: