Ho quasi perso un (altro) volo.
E’ andata così
Come al solito, al cancello, nonostante manchino ancora quarantacinque minuti alla partenza, sono già tutti diligentemente sull’attenti; in fila.
E come al solito, ho un postumo speciale. Più, una mezza indigestione da fegatelli di maiale.
Guardo tutta questa gente e non posso fare a meno di pensare: "ma guarda che coglioni".
Poi mi ritorna in mente l’ultima volta che ho avuto questo pensiero, smargiasso et arrogante, all’aeroporto di Luton. In partenza e con la carta di identità in bocca,il coglione ero io.
Allora ri-controllo tutto.
Carta d’imbarco: presente.
Carta d’identità: presente.
Moleskine: presente.
Portafogli: presente.
Lettore musicale: presente.
Esulto (eeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeehhhh!!!!!) e mi rimetto tutto nelle tasce del cappotto.
Viene fuori che il mio corpo reclama zuccheri, visto che ormai lo so che se la mia vista periferica inizia a stringersi tipo buco nero, è per quello.
Mmmmh, zuccheri, mmmh....acqua con lo zucchero no, non posso andare al bar e chiedere acqua con lo zucchero perché risulterei più sospetto di quanto già sono (sembro e sono vestito come un becchino che ha appena vomitato).
Mmmmh...coca cola! che fa schifo ma funziona.
Vado al bar, prendo la lattina dal frigo e vado alla cassa a pagare. Mi ricordo di avere nelle tasche del cappotto degli euro spiccioli che voglio consumare, in quanto non potranno mai essere tramutati all'ufficio di cambio; che in generale non me ne frega un cazzo ma, visto che sto male, mi aiuta concentrarmi sulle piccole cose (come dice Benvegnu').
Frugo nelle tasche riempite di oggetti importanti causa controllo anti-imbecille.
Non riesco a trovare i mancanti bla bla bla centesimi.
Frugo.
Ma non demordo.
Voglio quegli spiccioli.
Inizio a tirare fuori tutto, ma proprio tutto, per poi riporlo sopra il bancone.
Il tipo alla cassa mi guarda.
La fila dietro mi guarda.
Ma nessuno dice niente, sono un becchino troppo peculiare.
Alla fine trovo le monete, pago, rimetto frettolosamente le cose in tasca e me ne esco felice con la mia coca cola.
Il cancello non ha ancora aperto e sono tutti ancora lì, sull’attenti.
Finalmente l’altoparlante annuncia che l'imbarco è aperto.
La fila inizia a scorrere.
Io rimango seduto ad aspettare che la gente si muova, tanto anche se entro per ultimo non cambia nulla.
Dice.
Quando la fila è quasi finita mi metto in coda.
Dopo di me un’altra quindicina di persone si aggrega: "furbi anche voi" penso.
A due metri dalla cattivissima impiegata della Ryan Air decido di tirare fuori carta d’identità e carta d’imbarco.
La prima c’è, questa volta.
La seconda proprio non riesco a trovarla, a prescindere da quanto stia frugando.
Mi esce dalla bocca un rumoroso: "NOOOOOOOOOOOOOOOO!!" mentre sono in fila in mezzo a gente evidentemente più intelligente di me.
Poi cerco di fare mente locale: "dove può essere?".
Bagno, no.
Terrazza fumatori, no.
Bar!
Punto tutto sul bar e ci vado di corsa.
Ma il bar ha simpaticamente deciso di chiudere.
Busso.
Busso.
Nessuno apre.
Chiaramente.
Un poliziotto mi guarda ed io decido di giocare in contropiede e di coinvolgerlo: "scusi!"
Non so se chiamarlo “signore”, “cumpa’”, “sua maestà”, "Ingegne’” o “altissimo”.
Opto per “signore”.
Funziona.
Spiego il problema e l’uomo al servizio del cittadino si attiva subito e va ad una porta d’emergenza del bar.
Bussa.
Chiama gente con quel tono quel tono autoritario (che pare che i carabinieri siano autorizzati ad urlare negli aeroporti) che io non potrei mai usare.
Dopo un po’ mi vengono ad aprire.
Entro.
Chiedo: "scusi, lei certamente si ricorderà di me" (essendo un briaco torvo tutto vestito di nero e piuttosto sbianco per essere estate piena in Italia).
"Io ero quello che per pagare ha posato tutte quelle cose sul bancone".
Dico.
Poi: "non è che lei ha trovato una carta d’imbarco?".
Il barista, solenne, mi squadra e chiede: "Ma lei è Aruro Fantini?"
Io rispondo: "io si".
Così ho potuto ritrovare la mia carta d’imbarco e tornare da dove ero venuto.
Una cosa però mi incuriosisce.
Il mio: "io si" di risposta al tono con cui il barista mi ha chiesto "ma lei è Arturo Fantini?".
Come se mi avesse detto "ma lei è un cretino?" ed io avessi risposto con un sommessissimo: "io si".
Io si senza il punto esclamativo.
Appunto.
Mi chiedo se tra magari cento anni la gente invece che dire "ma lei è un cretino!" dirà: "ma lei è un Arturo Fantini!".
Arturo Fantini



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