martedì 4 marzo 2014

Danzando in Europa: racconto di un Erasmus Mundus. Parte prima

Nell'intervista a Lapo Magi abbiamo parlato dell'esperienza di chi è partito in cerca di una mentalità diversa, di un paese in cui il pensiero ha un sapore meno bigotto. Forse per lo stesso motivo è partito Luigi Ricci. E' possibile che un giorno tornino ma al momento sono andati per restare. Nei miei racconti indiani del 2007 e del 2009 si narra invece un viaggio zaino in spalla nel primo caso e una ricerca di tesi nel secondo. In entrambi i casi la mia data di ritorno era già fissata prima di partire. Ma gli approcci alle avventure estere non si limitano a queste due tipologie. Oggi ne presentiamo una terza: L'esperienza di studio all'estero. Ma non si tratta del solito Erasmus.
  Sara Azzarelli è una studentessa di antropologia dell'Università di Bologna. Si laurea a pieni voti e subito dopo entra nel progetto Erasmus Mundus. L'intervista è molto lunga, quindi ho deciso di riassumerla.

                       





  Sara Azzarelli: "L'Erasmus Mundus sono master universitari che vedono collaborare quattro atenei diversi in quattro differenti paesi del mondo su un unico oggetto di studio. Il mio è sulla danza, teoria e pratica e si chiama Choreomundus."

Sara nel giro di un anno ha studiato e ballato in Norvegia, Francia, Ungheria e al momento si trova a Londra. La prima tappa è stata la fredda Norvegia, nel quartiere di Moholth, vicino Trondheim:


NORVEGIA - CULTURA DI INTERNI-CANNELLA

S.A. "L'esperienza norvegese è stato l'approccio al master. Sono rimasta lì soltanto un mese, non abbastanza per entrare profondamente in contatto con la cultura norvegese. E' stato il momento iniziale dove ho conosciuto il resto del gruppo con il quale avrei condiviso tutto l'anno. Forse, proprio per questo, ci avevano alloggiato in un... in Italia sarebbe uno studentato, anzi in Italia un posto così neanche esiste. Si trattava di un intero quartiere/ghetto per soli studenti universitari. C'era tutto il necessario per sopravvivere: supermercato, lavanderia e negozi. E poi gli appartamenti per studenti. Venti palazzi pieni di appartamenti per studenti. A Moholth (il nome del nostro "ghetto") non esistevano appartamenti di lavoratori o famiglie, solo studenti: un piccolo mondo chiuso in una palla di vetro. Ovviamente ogni sera c'erano feste studentesche piene di Norvegesi pettinatissimi, senza un pelo di barba e completamente sbronzi. La sera stessa del mio arrivo venni invitata subito ad uno di questi party e, arrivata a pochi metri dall'ingresso del condominio, un norvegese ubriaco lacero si lancia dalla finestra del secondo piano. La finestra era chiusa. Atterra in un cespuglio tra i vetri rotti e la mia espressione stupefatta.





FP: Feste in stile college americano.

SA: Si, L'università in sé è stata per me un vero shock. Organizzazione estremamente puntuale e soprattutto i professori stessi si prendevano cura di ogni nostra esigenza arrivando fino a prestarci le coperte se sentivamo freddo. Ci portavano a fare colazione e ad assaggiare i cibi norvegesi. Insomma, una cura quasi destabilizzante dopo l'università italiana dove, diciamo, devi fare un po' più tutto da solo.

FP: Nel mese norvegese sei rimasta chiusa nel mondo universitario oppure sei riuscita a sbirciare la vita norvegese?

SA: "Avendo a che fare con la danza ho visitato le "dance houses", luoghi dove gente di ogni età si incontra due volte a settimana e danza finché ne ha, soprattutto musica tradizionale norvegese. Un mese è troppo poco per poter analizzare la cultura di un paese, soprattutto perché ero abbastanza confinata nel ghetto universitario, che offre una visione molto settoriale della cultura norvegese. Però potrei descrivere quello che ho visto con una perifrasi: cultura di interni - cannella.

FP: "Cosa significa?"

SA:" Probabilmente a causa del clima la vita si svolge all'interno delle case. Inutile dire che la cura dell'interno è molto minuziosa e le case sono comodissime da vivere. L'Ikea viene dalla vicina Svezia. Nonostante  tra Norvegia e Svezia ci siano i soliti screzi che spesso esistono tra vicini di casa, la cultura dell'arredamento norvegese è praticamente la base su cui vengono pensati i mobili Ikea. Abbiamo tutti un po' di Scandinavia in casa e non lo sappiamo. E la Scandinavia è riuscita ad entrarci in casa proprio perché tutto ciò che ha a che fare con l'interno per loro è estremamente importante. E quando stanno sotto un tetto, che sia una casa o un circolo, passano il tempo a bere tè alla cannella o a mangiare dolci alla cannella."



  In generale l'esperienza norvegese è stata bella perché era soltanto un mese. L'essere chiusa in un piccolo mondo universitario, caldo, accogliente, dove ogni tua necessità da studente veniva esaudita, dove i professori seguivano gli studenti, dove era lecito festeggiare ogni sera, è stato davvero rigenerante. Però era comunque un ghetto, non c'era un vero contatto con la realtà esterna; e alla lunga personalmente sento la necessità di questo contatto."

FP: "La cannella, a lungo andare, stucca."







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