mercoledì 19 febbraio 2014

Tra laicismo e spiritualità: intervista a Lapo Magi


Antonio Cioni:  perché sei in Francia e soprattutto come hai fatto a finire lì?

Lapo Magi: Bella domanda. Ho lasciato la valle nel 2006 e sono sempre rimasto in Francia, ho vissuto principalmente a Lione, a Parigi e dal 2010 qui a Grenoble. Ho interrotto l'esperienza tra il 2009 e il 2010 quando sono dovuto rientrare in Italia per problemi familiari (dovevo dare una mano ai miei con mia nonna malata terminale). Se volessi riassumere al massimo, potrei dire che inizialmente mi sono spostato per finire gli studi, che poi non ho finito, ma mi sono fermato perché non avevo voglia di rientrare in Italia, ma preferisco risponderti come risposi a tre anziane signore che tempo fa in un ristorante, mi attaccarono bottone in un ristorante. Dopo avermi chiesto da dove venissi, esterrefatte in coro mi chiesero: "che cosa gliel'ha fatto fare di lasciare la Toscana?" e io risposi: il papa! Gelandole.



AC: Dunque eri in cerca di uno stato più laico? E la Francia lo è?

LM: Ci sto arrivando. Chiaramente la mia risposta fu motivata dalla necessità di levarmele di torno il prima possibile ma c'è del vero in quello che dissi loro. Tra il 2004 e il 2006, al ritorno dal mio erasmus a Nizza entrai in crisi, non riuscivo proprio più a vivere in Italia, il mio disagio non era dovuta solo alla situazione politico economica dell'Italia, quanto al fatto che qualsiasi cosa facessi, mi sentivo come se avessi la necessità di recitare sempre un ruolo, di dover rendere conto a qualcuno, mai libero di agire come volevo, e nemmeno di poter dire quello che pensavo, questo qualcuno o qualcosa lo impersonavo con la cultura cattolica, che seppure con qualche eccezione in Italia la fa da padrone. Essendo comunque la mia formazione familiare laica, dal momento che la tale visione del mondo è nata qui in Francia, la Francia rappresentava il mio approdo ideale. Per rispondere più approfonditamente alla tua domanda beh, indubbiamente la Francia è molto più laica dell'Italia che secondo me non lo è affatto, e per come conosco l'Europa io forse è lo stato più laico dell’EU, con ciò non voglio dire che questo modello non abbia i suoi problemi. Da un lato l'essere laici in Francia ha voluto dire di fatto aver sostituito la chiesa con lo stato, risolvendo il problema solo in superficie, le giovani generazioni soprattutto sentono molto questo problema, lamentando una mancanza di spiritualità nelle loro vite, d'altro canto, un canto esclusivamente politico, se questo modello ha convissuto più o meno bene con la religione cristiana, mostra falle non indifferenti nella convivenza con l'islam (che, anche se non ho le statistiche alla mano), credo sia la seconda religione qui.

AC: Quindi la tua motivazione non è stata, almeno non solo, legata al lavoro, allo studio o agli stipendi, quanto piuttosto alla ricerca di un altro respiro di vita?

LM: Si decisamente, se adesso ci rimango anche per tutti questi motivi più pratici (se tornassi in Italia adesso economicamente non saprei proprio dove sbattere la testa), quando sono partito avevo la possibilità di compicciare qualcosa anche in Italia: ero uno studente promettente, che durante gli studi aveva già avuto un’ esperienza di lavoro nella ricerca: ora chiaramente vedendo come vanno le cose in Italia e come sono andate anche a molti miei colleghi, credo che sarei rimasto deluso, allora però non ero nella condizione di dover scappare per forza per sopravvivere. Anche se la cosa suona un po' troppo mistica però sentivo allo stesso tempo, che forse avrei trovato lavoro e una posizione sociale, ma non avrei mai trovato me stesso.



AC: E ti sei cercato a lungo in Francia; hai vissuto a Parigi, a Lione e adesso a Grenoble. Puoi descriverci brevemente questi tre diversi momenti?

LM: Si, inizialmente mi sono trasferito a Lione, ci sono andato per due motivi: il primo pratico, mi spostavo per terminare gli studi di antropologia e la facoltà di Lione è una delle più attrezzate, l'altro direi che è stato un motivo un po' coglione. durante il mio erasmus a Nizza, avevo sognato che abitavo a Lione, senza esserci mai stato , mi piaceva allora prenderlo come un segno premonitore. Ci sono rimasto poco più di un anno, è stato un anno molto difficile, che ho passato quasi in isolamento. Carico dei miei ideali e dei miei studi in scienze sociali ho cercato di vivere in tutto e per tutto come un francese, ma è stato molto difficile, inoltre ho sempre sentito la città sotto tutti i punti di vista molto ostile nei miei confronti. Beh visto come ho iniziato l'intervista posso dire che il vivere nella roccaforte cattolica di Francia per me non si era rivelata una buona scelta .
A Parigi mi sono spostato inizialmente per fare uno stage in un museo, ma spinto anche dal fatto che avevo conosciuto gente lì, dopo lo stage ho cominciato a fare lavoretti saltuari di ogni tipo, principalmente portiere di notte. Ho conosciuto molta gente e ho cominciato a scrivere, avendo anche qualche riscontro, ho cominciato a prendere la via per trovare me stesso, anche se i ritmi della grande città cominciavano a crearmi qualche difficoltà, purtroppo l'esperienza però si è dovuta interrompere prematuramente perché come accennavo sono dovuto rientrare prematuramente in Italia, per problemi familiari, come puoi intuire il ritorno in valle, dopo Parigi è stato altamente traumatico.
  Dopo un anno in valle, ho deciso di ripartire, ristabilendomi per ragioni pratiche inizialmente a Lione, ma con l'idea che l'avrei lasciata alla prima occasione e cosi è stato non ci sono rimasto nemmeno tre mesi e sono arrivato qui a Grenoble, grazie a gente che ho conosciuto, qui ho cercato di sistemarmi un po' più stabilmente, ho trovato lavoro, ho ripreso gli studi che avevo interrotto, sto preparando il concorso per diventare insegnante nella scuola pubblica e ho continuato a scrivere .

AC: Puoi descrivermi Grenoble?

LM: Lo definirei un officina meccanica dentro un vulcano, forse l'officina di Vulcano dentro l'Etna. Un laboratorio esplosivo. Una cittadina prevalentemente industriale e operaia, calata quasi a forza in uno scenario alpino da cartolina, dove sei più facilmente impressionato dalle tre torri (tre grattaceli che dominano la città) piuttosto che dalla maestosità dalle montagne. Un minuscolo centro storico grande come Anghiari abbracciato da un'immensa periferia industriale, dove la rabbia operaia trova il suo naturale sfogo nell'arte e nella sovversione, una città laboratorio.

AC: Laboratorio di che cosa?

LM: Di quello che potrebbe essere, di tendenze, culturali artistiche e... politiche, non a caso la rivoluzione francese qui cominciò un anno prima!

AC: Già qui ti vedo meglio, spesso è il terzo tentativo quello giusto.

LM: Si senz'altro, se nelle mie precedenti esperienze ero più in cerca di qualcosa, che non sapevo nemmeno cosa fosse, qui sto cercando di costruire me stesso, cosciente che non è detto che ci riesca ma per lo meno ho tentato! Bhè per concludere direi che senz'altro la mia esperienza è un po' anomala, ma è allo stesso tempo la dimostrazione che di partire ne vale sempre sempre la pena se ovviamente se ne ha voglia e desiderio  e che il luogo (inteso sia come luogo fisico, sia come gente) dove si vive è tutt'altro che uno scenario, che ci meritiamo di scegliere, ma che dobbiamo mantenere lottando.


AC: Grazie Lapo.



Nessun commento: