lunedì 24 febbraio 2014

La mia inquadratura - Racconti colombiani -. parte seconda

Queste righe sono un estratto liberamente rivisitato di una serie di mail scritte ad amici vari ed eventuali, durante i 3 mesi di permanenza a El Retiro, Antioquia, Colombia lavorando al mio progetto fotografico che si chiama La Mia Inquadratura, presso la Corporacion Rural Biblioteca del Espìritu. 3 mesi di laboratori fotografici con un gruppo di 25 bambini di età compresa fra gli 8 e 12 anni.

"...L'acqua continua a cadere e ringrazio la bruja blanca (strega bianco) che mi ha mandato il sole per quasi tutto il periodo del laboratorio. Per esempio il giorno che sono andata a fare foto a El Retiro con i bambini, un caldo tiepido ci ha accompagno e guidato per le strade del paese. Momenti banalmente speciali. Per esempio il cimitero, tappa amata dagli under 13 anni. Non so spiegarmi il perché ma tutti i bambini che ho conosciuto e con cui ho fatto laboratori fotografici, in varie parti del mondo, a un certo momento mi hanno chiesto di andare a far foto al cimitero. Forse i bambini non hanno così paura della morte ma piuttosto si lasciano affascinare dai colori dei fiori o solamente
dal fatto che in quei luoghi si possono incontrare forme alternative di vita. Persone che furono, storie già scritte e riassunte con un nome e una data su di una lapide.




Per esempio memorabile fu Andres Felipe (11 anni), quando è venuto da me per mostrarmi che le bare più recenti avevano un cospicuo flusso di moschine visitatrici e come opinava Andres Felipe, questo era indice che in quelle bare, i morti, fossero ancora in carne!
Nel frattempo Brahian (11 anni), come un vero Reporter, stava intervistando il becchino, chiedendo orari di apertura e chiusura del cimitero, come se fosse all'ufficio postale. Non so, mi è sembrato un momento irreale e normale allo stesso tempo, una di quelle occasioni generatrici di domande senza fretta nel trovare le risposte.
Il bello dei ricordi è che non occupano spazio ne hanno bisogno di tempo ma saltano, per usare un espressione gergale, “di palo in frasca” come potrebbe fare un vecchio nostalgico ubriacone.
Infatti ora sono di nuovo alla Biblioteca, un altro giorno e un altra ora, sempre durante il laboratorio fotografico. Ero tanto stanca, non riuscivo a farmi capire e non solo perché non parlo bene lo spagnolo, i bambini stanchi più di me non volevano capire. Mi ricordo perfettamente la brutta sensazione che ho avuto quando ho iniziato ad alzare la voce e il senso di benessere quando ho detto: “basta!”, ho guardato i miei indisciplinati alunni e ho domandato: “volete correre?”. Un repentino cambio di registro e un SI in coro mi ha fatto intendere che avevo trovato la soluzione al problema.
Siamo andati in un prato lì vicino e abbiamo improvvisato una staffetta fra le cacche di cavallo.
Ovviamente ci sono state lacrime e un ginocchio sbucciato ma credo rientri tutto nelle regole del gioco. Per certo sono sicura che quel giorno non avrei potuto chieder loro di più che vederli correre, ridere, sfogarsi e lasciarsi alle spalle una settimana di scuola, compiti, genitori, rimproveri e chissà cos'altro.
Venire qua non mi ha fatto sentire lontana ma piuttosto catapultata in un altra dimensione, un mondo magico e profumato che trascende i mari, i tropici e i confini. Un mondo che mi ha fatto sentire bene e privilegiata. Non parlo solo del lavoro ma di tutto, la casa dove ho vissuto per esempio e la persona con cui ho condiviso pasti e lavatrici:
Roberto, un signore di 65 anni, buongustaio e amante della vita in generale, forse un po
malinconico, sempre buona musica in sottofondo e tanti libri. Un amicizia discreta e fuori dalle regole sociali, una persona che non avrei mai incontrato nella mia vecchia vita di tutti i giorni, ma che mi ha insegnato per esempio la definizione della parola armonia o a bere il caffè con il piattino.


Mi ha spesso rimproverato per il mio disordine e ascoltata, Roberto è stato un confidente saggio ed esigente. La stanza dove ho dormito per 3 mesi, proprio sopra la testa di Roberto, un balcone con i vetri colorati alle finestre, i giorni che arrivavano e svegliarsi con la sensazione di vivere dentro un caleidoscopio.
La pioggia si è trasformata in temporale, le mie scarpe sono ormai completamente fradice e anche l'amica pecora mi ha abbandonata per andarsi a riparare sotto la sua tettoia. I pensieri sono ormai troppo disturbati dal rumore dell'acqua che cade, la sigaretta è finita ne rimane solo il filtro bagnato, raccolgo allora le mie cose e vado a prendere l'autobus per tornare a casa.
I ricordi non finiscono qui ma il racconto si, non c'è bisogno di dire tutto, ci saranno altri momenti e altre occasioni, per ora ho un presente da vivere e altre storie da costruire e come che sto vicino all'equatore, già il sole batte alto un altra volta."
Sara.



Info:
http://lamiainquadratura.tumblr.com/
http://laboratoriodelespiritu.org/

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