Queste righe sono un estratto liberamente rivisitato di una serie di mail scritte ad amici vari ed eventuali, durante i 3 mesi di permanenza a El Retiro, Antioquia, Colombia lavorando al mio progetto fotografico che si chiama La Mia Inquadratura, presso la Corporacion Rural Biblioteca del Espìritu. 3 mesi di laboratori fotografici con un gruppo di 25 bambini di età compresa fra gli 8 e 12
anni.
Oggi piove e non posso fare il
laboratorio, quindi guardando l'acqua che cade mi e vien da pensare. Ripercorro
gli ultimi tre mesi come se passeggiassi al tramonto sulle sponde della mia memoria.
Quando piove, qua nel tropico non è come
da noi o almeno lo percepisco modo diverso. I temporali, alle volte, iniziano
con dei goccioloni tanto radi che posso stare a cielo aperto molto tempo senza
bagnarmi, dandomi un'impressione di raro benessere, mi fa sentire quasi come se
fossi la domatrice della pioggia.
Oggi piove, mi pare di averlo già fatto
presente e quindi mi fumo una sigaretta schivando le gocce d'acqua e penso,
mentre lo faccio guardo la mia dirimpettaia della Biblioteca dove lavoro, una pecora
nera rasta a pelo lungo, le voglio bene, quando mi guarda e dice beeee, io mi
sciolgo. Ho provato simpatia per il suddetto ovino dal primo momento che l'ho
vista, i suoi rasta i suoi beee, non lo so spiegare, mi sta simpatica. Ogni
volta che fumo una sigaretta, lei è lì, mi guada e solo con il tempo ho capito
che lo fa perché lei, come me, è tabagista e le piace aspirare fumo passivo.
Elemento che la rende ancora più simpatica
ai miei occhi.
Tornando ai ricordi, mi devo impegnare per
metterli in fila e dargli un ordine, le giornate, le facce, le parole si
accavallano e si mettono a giocare con la pioggia, già più fitta e difficile da
scansare.
Mi viene alla mente i primi giorno passato
a El Retiro, come fossi comprensibilmente fuori posto, i saluti e le presentazioni,
i bambini che piano piano iniziavo a conoscere e le loro voci, le loro simpatiche
domande. Viaggio nel tempo e vedo il primo laboratorio fotografico, lo stupore
quando ho disegnato con una penna immaginaria il tragitto percorso dall'Italia
alla Colombia e l'espressione sbigottita sulla faccia dei miei ascoltatori,
quando ho mostrato le foto della neve che cade nel mio paesello toscano. Loro
non la conoscono la neve, come hanno idee confuse sulle stagioni, cambio di
armadio, berrette e guanti.
Vedo la prima notte in Colombia, passata a
casa di Gloria (la mia capa se così si può dire), una casa fuori
dall'immaginazione, vecchia di 200 anni, surreale e suggestiva, lontana,
bianca, qualcosa che ti colpisce dentro...almeno a me sensibile europea.
Tutto è antico, il mobilio, i quadri di un
gusto infinito, una tovaglia con lunghe frange rosse, ricopre un tavolinetto
rotondo, su cui riposano una lampada verde con le nappe e un coniglio di
ceramica.
Ci sono piante rampicanti al bagno e una
ballerina di fado di vetro soffiato oscilla sopra lo scarico del water. Potrei
continuare per ore, parlando del divano di pelle rossa lucida in giardino o del
giardino stesso ma preferisco ora ricordare il giorno che costruii con i bambini
macchine fotografiche a foro stenopeico, all'espressione interdetta di Daniel
(8 anni) definendo tali oggetti come: “Camaras de mentiras que toman fotos de
verdad”, non avrei potuto trovare forma più appropriata per descriverle!"....
...
Link al sito del progetto:



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