domenica 23 febbraio 2014

La mia inquadratura - Racconti colombiani - Parte prima


Queste righe sono un estratto liberamente rivisitato di una serie di mail scritte ad amici vari ed eventuali, durante i 3 mesi di permanenza a El Retiro, Antioquia, Colombia lavorando al mio progetto fotografico che si chiama La Mia Inquadratura, presso la Corporacion Rural Biblioteca del Espìritu. 3 mesi di laboratori fotografici con un gruppo di 25 bambini di età compresa fra gli 8 e 12
anni.



Oggi piove e non posso fare il laboratorio, quindi guardando l'acqua che cade mi e vien da pensare. Ripercorro gli ultimi tre mesi come se passeggiassi al tramonto sulle sponde della mia memoria.
Quando piove, qua nel tropico non è come da noi o almeno lo percepisco modo diverso. I temporali, alle volte, iniziano con dei goccioloni tanto radi che posso stare a cielo aperto molto tempo senza bagnarmi, dandomi un'impressione di raro benessere, mi fa sentire quasi come se fossi la domatrice della pioggia.
Oggi piove, mi pare di averlo già fatto presente e quindi mi fumo una sigaretta schivando le gocce d'acqua e penso, mentre lo faccio guardo la mia dirimpettaia della Biblioteca dove lavoro, una pecora nera rasta a pelo lungo, le voglio bene, quando mi guarda e dice beeee, io mi sciolgo. Ho provato simpatia per il suddetto ovino dal primo momento che l'ho vista, i suoi rasta i suoi beee, non lo so spiegare, mi sta simpatica. Ogni volta che fumo una sigaretta, lei è lì, mi guada e solo con il tempo ho capito che lo fa perché lei, come me, è tabagista e le piace aspirare fumo passivo.
Elemento che la rende ancora più simpatica ai miei occhi.
Tornando ai ricordi, mi devo impegnare per metterli in fila e dargli un ordine, le giornate, le facce, le parole si accavallano e si mettono a giocare con la pioggia, già più fitta e difficile da scansare.
Mi viene alla mente i primi giorno passato a El Retiro, come fossi comprensibilmente fuori posto, i saluti e le presentazioni, i bambini che piano piano iniziavo a conoscere e le loro voci, le loro simpatiche domande. Viaggio nel tempo e vedo il primo laboratorio fotografico, lo stupore quando ho disegnato con una penna immaginaria il tragitto percorso dall'Italia alla Colombia e l'espressione sbigottita sulla faccia dei miei ascoltatori, quando ho mostrato le foto della neve che cade nel mio paesello toscano. Loro non la conoscono la neve, come hanno idee confuse sulle stagioni, cambio di armadio, berrette e guanti.




Vedo la prima notte in Colombia, passata a casa di Gloria (la mia capa se così si può dire), una casa fuori dall'immaginazione, vecchia di 200 anni, surreale e suggestiva, lontana, bianca, qualcosa che ti colpisce dentro...almeno a me sensibile europea.
Tutto è antico, il mobilio, i quadri di un gusto infinito, una tovaglia con lunghe frange rosse, ricopre un tavolinetto rotondo, su cui riposano una lampada verde con le nappe e un coniglio di ceramica.
Ci sono piante rampicanti al bagno e una ballerina di fado di vetro soffiato oscilla sopra lo scarico del water. Potrei continuare per ore, parlando del divano di pelle rossa lucida in giardino o del giardino stesso ma preferisco ora ricordare il giorno che costruii con i bambini macchine fotografiche a foro stenopeico, all'espressione interdetta di Daniel (8 anni) definendo tali oggetti come: “Camaras de mentiras que toman fotos de verdad”, non avrei potuto trovare forma più appropriata per descriverle!"....

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