martedì 25 febbraio 2014

Con la festa nel cuore: Intervista a Luigi Ricci




Fammeparlare:  Ciao Luigi, benvenuto. In questo momento tu sei a Londra. Puoi raccontarci come e perché hai deciso di andare a vivere nella capitale britannica?

Luigi Ricci:  la prima volta che ho deciso di trasferirmi qua era nel giugno 2010. L’intento era imparare l’inglese e farmi un’ esperienza lavorativa. dopo 6 mesi sono tornato in Italia ma Londra mi è rimasta nel cuore. era sempre l’ ultimo pensiero prima di andare a dormire.

FP: Quanti anni avevi?

LR: 21 anni compiuti da poco, e devo ammettere che non fu cosi semplice partire, sopratutto sapere di lasciare tanti amici. ma la voglia di mondo mi ha dato il giusto stimolo per prendere e avventurarmi in questa incredibile città. appena arrivato mi sentii spaesato, come in mezzo a una giungla!



FP: cosa stavi facendo in Italia quando hai deciso di trasferirti?

LR: lavoravo nel bar di mio padre, il k cafè!

FP: Quindi non sei partito solo per cercare un lavoro. Qual'è stato il motivo principale della tua decisione? E perché Londra?

LR: il motivo é stato principalmente andare all’ avventura e provare a vivere un una grande città e imparare l' inglese, ovviamente a 21 anni Londra credo sia la città perfetta, per stimoli e cose da fare!

FP: So che un tuo grande interesse è la musica. Che rapporto avevi con la musica prima di partire?

LR: Ho suonato la batteria per 10 anni e poi mi sono avventurato nella musica elettronica e li mi si è aperto un mondo. ho iniziato a fare il dj e produrre musica, e qua ho trovato la mia dimensione ideale, sopratutto quando sono tornato su in novembre 2011. La cultura qua è completamente diversa riguardo a "clubbing" e tutto il mondo che gira intorno al rave e party.



FP: Quali sono le differenze tra la cultura "clubbing" italiana e quella londinese?

LR: L’ esempio perfetto credo sia raccontare la mia prima volta nel club più famoso di Londra, il Fabric. Era una serata molto busy. Villalobos era l’ ospite della serata e non mi scorderò mai la fila che sembrava non avere una fine. Appena arrivato sono andato in fondo e subito ho notato la differenza tra le cose italiane e lodinesi: nessuna spinta, nessuno che cerca di saltare la fila, e questo succede ovunque dal supermercato, al ticket office, all’ ufficio postale. Dopo quasi un ora finalmente tocca a me e subito il buttafuori mi chiede la carta d’ identità, perché qua sotto i 18 anni nessuno entra in nessun club.
Dopo averla mostrata un altro buttafuori mi dice di aprire il giacchetto e inizia a perquisirmi. Anche questa è una grande differenza, qua ovunque c è una perquisizione all’ ingresso. Una volta entrato ho notato subito la grande quantità di ragazze dentro il club, nulla a che vedere con lo stesso tipo di serata in Italia, dove la maggior parte sono ragazzi e dentro la situazione fu qualcosa di completamente nuovo per me: impianto come mai avevo sentito prima, musica come vai avevo sentito prima, un senso di libertà di essere me stesso e apprezzare la musica al livello massimo.



FP: E scommetto che non era mainstream.

LR: Naturalmente l’ opposto. Capii subito che quell’ esperienza mi avrebbe cambiato la vita. la musica era qualcosa di diverso dai solito "tonfi" che avevo sentito in Italia in posti come il Cocoricò, e la gente era li per la musica, per farsi trasportare dai mix che ogni dj a modo suo cercava di far entrare nella mente di tutti i ravers di quella notte, dal primo all’ ultimo senza distinzione di età, nazionalità o stilenessuno cercava di mostrare se stesso agli altri, qua andare a ballare non è moda, è quasi una religione.

FP: L'elettronica più che un mondo è una giungla. Cosa hai sentito quella sera?

LR: A me piace l’ house principalmente, ma adesso è molto difficile classificare la musica elettronica perché ogni dj ha influenze da diversi stili o generi del passato. Quella sera era un mix di house, techno, electro, minimal, tutto nello stesso dj set e questo credo che in Italia non succeda mai o molto sporadicamente. La musica elettronica e sopratutto la cultura del rave e del club parte da qua per quanto riguarda l’Europa, sopratutto il lato house e groovy.

FP: Conosco un po' la scena berlinese: è un bel fermento, ma in effetti si tratta spesso di una rielaborazione della sperimentazione londinese. Londra è un po' la fabbrica della musica contemporanea, almeno in Europa. Un posto dove la cultura la si produce, non ci si limata a ricordarla.

LR: E si evolve aggiungerei.

FP: Per un dj dev'essere la Mecca. Hai continuato ad occuparti di musica o al momento ti concentri sulla vita che le ruota attorno?

LR: Continuo ad occuparmi di musica quasi a tempo pieno, e ho incontrato un sacco di gente con cui condividere la mia stessa passione con la stessa intensità e modo di vedere essa. Ancora non sono riuscito a esprimermi ma sono sicuro che con la giusta dedizione e umiltà arriverà presto il mio momento. sto anche producendo musica al momento e c è già il progetto di aprire una label prossimamente. Tornando a Berlino, sono stato la in vacanza a novembre e sono stato folgorato anche da quel tipo di club culture, forse ancora più libero dal punto di vista espressivo.



FP: Forse più poetico. Ma credo che Londra rimanga l'origine delle varie evoluzioni e innovazioni stilistiche.
A Londra ci sono stato solo a 12 anni, praticamente non la conosco per niente, puoi descriverci alcuni luoghi importanti? Club o locali che ti piacciono particolarmente, dove senti che succedono gli happening più importanti dal punto di vista musicale, e culturale?

LR: la grande differenza sta nel fatto che Londra rispetto a Berlino è decisamente piu multientica, e questo si riflette molto anche sulla musica. Riguardo ai club che mi piacciono ce ne sono diversi, ma qua più che di club bisognerebbe parlare di parties.


FP: Sono tutt'orecchi.

LR: Infatti qua c è una grande cultura riguardo ai "warehouse parties" ovvero serate che svolgono non in club ma in grandi magazzini, ex fabbriche, case, che vengono aperti appositamente per ospitare serate di alta qualità, anche con nomi importanti
ma il miglior party per me rimane Fuse. mo ha cambiato la vita, credo di poter dire che insieme al Panorama Bar di Berlino, sia sicuramente il miglior party della mia vita. Fuse è un party che si svolge una volta al mese al Village Underground a Shoreditch, a Londra est, sempre rigorosamente di domenica pomeriggio. Prima si svolgeva tutte le domeniche in un altro club chiamato 93 feet east, ma una retata della polizia lo ha fatto chiudere per quasi un anno.
Quello che volevo dire è che l’ atmosfera che si respira e la qualità della musica non è comparabile con nessun altro posto in cui sono stato, e tutte le volte che sono la dentro penso a tutti quelli che non possono apprezzare e provare le stesse emozioni che io provo in quei momento.
Naturalmente un sacco di amici mi sono venuti a trovare dalla valle anche solo per quel party, e ne sono rimasti tutti affascinati tanto è che non vedono l’ora di tornarci.

FP: Un'ultima domanda. La tua somiglianza a Villalobos  ti ha mai aiutato nella vita?



LR: ahahaha bella domanda! Non mi ha mai aiutato ma mi ha fatto passare momenti divertentissimi sopratutto nelle varie serate....anche se tanti qua mi dicono che assomiglio si più a Raresh (dj rumeno)!! comunque per forza di cose (lavoro in un ristorante nella City) devo farmi la barba praticamente tutti i giorni e con il taglio di capelli corto ho praticamente perso la somiglianza!

L’unica cosa che mi sento di dire è dare un consiglio sopratutto a ragazzi/e che hanno appena finito la scuola superiore. lanciatevi, partite, anche per qualche mese, e fatevi esperienze fuori dal guscio che è il paesello, perché anche se per in periodo corto credo che esperienze come la mia cambino le persone in meglio, sopratutto dal punto di vista di apertura mentale!

FP: Grazie Luis, è stato un piacere, a presto.

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